Amadeo Bordiga (1889-1970)

Nasce a Resina (Napoli) da Oreste e Zaira Amadei il 13 giugno 1889.

La formazione

Formatosi in un ambiente familiare ed in un contesto sociale ricchi di fermenti intellettuali, morali e politici, ancora studente d'ingegneria a Napoli, nel 1910 aderisce alla Federazione Giovanile Socialista, schierandosi immediatamente su posizioni antiriformiste, "antibloccarde" ed antimassoniche.

Inizia ad operare sia sul piano teorico sia su quello pratico per l'emancipazione sociale del proletariato e per l'affermazione del socialismo marxista rivoluzionario. Agisce nel napoletano come organizzatore e propagandista del movimento operaio e difende, a livello nazionale, la funzione "anticulturista" della federazione, individuando nella partecipazione dei giovani alle agitazioni di classe del proletariato "il migliore terreno per lo sviluppo della loro coscienza rivoluzionaria" e per la crescita di un autentico "sentimento socialista", lontano dall'"utilitarismo" capitalistico.

Gli anni della I Guerra Mondiale

Nel 1921 a Napoli, insieme con altri militanti che condividono le sue posizioni, tra cui la sua compagna Ortensia De Meo, e in opposizione alla locale sezione socialista, accusata di riformismo, fonda un circolo significativamente chiamato Carlo Marx: si trova così collegato a quella "sinistra" del Partito Socialista Italiano che intende respingere il tentativo giolittiano-riformista di mettere "Marx in soffitta", e ne diviene presto un esponente di rilievo.

Oppostosi già nettamente, su posizioni di antimilitarismo proletario ed anticoloniale, all'impresa di Libia del 1921, all'inizio del conflitto bellico nel 1914-15 ne denuncia la natura di lotta interstatale borghese per la spartizione dei mercati e delle colonie, individuando, con una prospettiva del tutto controcorrente, un rapporto diretto tra sviluppo della democrazia e tendenza al militarismo. Attraverso combattivi interventi sull'Avanti! (oltre che sul diffuso settimanale della FIGS, l'Avanguardia! e su Il Socialista) propaganda idee internazionaliste nel novembre 1917 e, dopo la rotta di Caporetto e la conseguente diserzione di massa del proletari-soldati, pone il problema del passaggio all'azione rivoluzionaria.

Quasi negli stessi giorni si schiera, senza esitazioni, a difesa della rivoluzione russa, che sin dall'inizio considera quale momento di una rivoluzione proletaria internazionale e che ritiene dimostri definitivamente al mondo la necessità dell'abbattimento violento dello stato borghese e il superamento della sua forma democratico-parlamentare. Anche per tale ragione pensa sia venuto il momento di dar corpo ad una corrente che abbia come compito la formazione di un partito rivoluzionario in Italia: rientra in questo progetto la fondazione a Napoli, nel dicembre del 1918, del settimanale Il Soviet, inteso come "organizzatore collettivo". Per prendere le distanze dal massimalismo socialista, declamatorio e inconcludente, sostiene la necessità di astenersi dalle elezioni parlamentari, tesi questa che, insieme all'esigenza di separarsi dai riformisti, egli difende al XVI congresso socialista di Bologna dell'ottobre del 1919, durante il quale la sua posizione risultò minoritaria.

L'Internazionale comunista e il PCd'I

Nel 1920 a Mosca, Bordiga concorre in modo sostanziale all'organizzazione della terza internazionale (o internazionale comunista) nel corso del Secondo Congresso. Criticato da Lenin per la posizione astensionista, ha tuttavia il suo accordo sulla proposta di aggiungere alle condizioni d'ammissione o di permanenza dei partiti comunisti nell'internazionale l'espulsione di quei membri che respingono le condizioni e la tesi da essa formulate, il che significa di fatto proporre l'espulsione dei riformisti. Nel gennaio del 1921, al XVII Congresso Nazionale del PSI a Livorno, quando la maggioranza dei socialisti rifiuta di votare la mozione comunista, i delegati comunisti, con Bordiga alla testa, fondano il Partito Comunista d'Italia (sezione italiana dell'Internazionale Comunista).

La scissione dai socialisti sancisce il suo ruolo direttivo, che viene confermato nel marzo dell'anno seguente al Congresso di Roma del partito, pur non essendone egli segretario, carica allora inesistente, ma solo primus inter pares di un gruppo dirigente omogeneo. Fondatore a Livorno nel 1921 del PCd'I e sua guida sino all'autunno del '23, Bordiga dà un fondamentale contributo alla formazione di un partito caratterizzato sia da un alto grado di unità di intenti potitica e di chiarezza programmatica, che da un elevato livello di preparazione teorica e di moralità politica. Schieratosi su posizioni di netta opposizione al movimento e al regime fascista, viene arrestato ed incarcerato nel 1923 e confinato poi dal 1926 al 1929. Contrario a qualsiasi trasformazione del partito in senso socialdemocratico, il che a suo avviso conseguirebbe dall'adozione della tattica del "fronte unico" politico e del "governo operaio" proposte dalla III Internazionale, fortemente critico della "bolscevizzazione" imposta ai partiti comunisti europei dal partito comunista russo, dal 1924 guida l'opposizione della corrente della "sinistra" all'interno del partito. Denunzia anticipatamente, con lucidità teorica e coraggio personale e politico le degenerazioni staliniane nella pratica del partito comunista russo e dell'Internazionale, ed in quella dello stesso partito comunista italiano, in difesa di una concezione della politica aliena da compromessi, da intrighi e carrierismi, ma soprattutto dalla risoluzione con metodi amministrativi dei conflitti politici.

Richiede che le questioni russe vengano discusse apertamente e collettivamente da tutti i partiti comunisti in sede d'Internazionale e individua nella prospettiva staliniana del "socialismo in un solo paese" una deviazione netta dalla teoria e dalla pratica del comunismo rivoluzionario, comportante la subordinazione della politica dell'Internazionale Comunista, quale organizzazione della classe proletaria internazionale, alle esigenze dello stato russo.

L'espulsione dal PCI e la II Guerra Mondiale

L'esplusione dal Partito comunista italiano nel 1930, seguita alla sconfitta della sinistra al III Congresso a Lione nel gennaio del 26 da parte del centro gramsciano e allo scontro con la dirigenza staliniana al VI esecutivo allargato dell'Internazionale Comunista a Mosca nel febbraio successivo, segna nella vita di Bordiga l'inizio di una diversa fase, caratterizzata da un'intensa attività di studio e di riflessione e, dal 1945, d'attività pubblicistica di eccezionale rilevanza teorica e politica. Tornato in libertà nel 1929, non ritenendo possibile, data la situazione di riflusso rivoluzionario, costituire una nuova organizzazione politica comunista, al di fuori della III Internazionale e non intendendo neppure dare vita al suo interno ad una frazione di sinistra organizzata, si dedica all'attività professionale d'ingegnere: lungi dall'essere una fonte cospicua di guadagno, come a lungo si è detto da parte di voci denigratorie dello stesso PCI, tale attività gli permette appena di far fronte alle necessità economiche delle vita quotidiana, resa più difficoltosa dal continuo peggioramento delle condizioni di salute della moglie Ortensia De Meo, figura di primo piano nell'organizzazione socialista femminile, anch'essa finora travolta in sede politica e storica dall'oblio della memoria, che per lungo tempo ha colpito Bordiga. La posizione di Bordiga di fronte al secondo conflitto bellico, per quanto fin'ora c'è dato sapere, non è mutata: la natura della guerra resta imperialistica e richiede il sabotaggio proletario delle due coalizioni belligeranti, la sconfitta dei paesi capitalisticamente più avanzati, offre migliori condizioni per un potenziale sviluppo rivoluzionario del proletariato.

Dopo un quindicennio di silenzio, durante il quale non sembra abbia contatto con i suoi seguaci fuoriusciti che hanno dato vita nel 1928 in Francia alla Frazione di Sinistra del Partito Comunista d'Italia, dal 1945 al 1952 contribuisce con numerosi scritti all'orientamento della rivista mensile "Prometeo" e del quindicinale "Battaglia Comunista" del Partito comunista Internazionalista, fondato nel 1942 dai seguaci di Bordiga raggruppati intorno a Bruno Maffi e Onorato Damen.

La separazione da Damen e il Partito comunista Internazionale

Nel 1952, dopo la separazione da Damen, aderisce a questo raggruppamento (dal 1965 Partito comunista Internazionale), alla cui attività darà un contributo fondamentale sino alla sua morte con le relazioni da lui tenute alla riunioni di partito, pubblicate poi insieme con altri numerosi suoi scritti, tutti in forma anonima, sul quindicinale "il programma comunista" diretto da Bruno Maffi.

Negli anni del cosiddetto "minoritarismo" (1945-70) Amadeo Bordiga si rivela un profondo conoscitore ed interprete controcorrente delle teoria marxiana, da lui riproposta come valido strumento di comprensione scientifica della realtà storico-sociale contemporanea e quale fondamento per la ridelineazione del programma del comunismo rivoluzionario: emblematica a tale riguardo è l'analisi da lui condotta delle ragioni del fallimento della rivoluzione in Russia e della struttura economica e sociale dell'ex Unione Sovietica, definita come sistema di capitalismo di Stato, del tutto estraneo alla prospettiva marxiana del socialismo.

Tale analisi assume la portata di una riconsiderazione globale della tradizionale concezione del capitalismo ed intende essere insieme riproposizione al proletariato internazionale degli obiettivi storici del comunismo marxiano antimercantile, antisalariale ed antiaziendale. L'eccezionale apporto da lui dato all'elaborazione del marxismo quale teoria scientifica e alla causa del comunismo rivoluzionario viene meno alle soglie degli anni settanta.

Bordiga muore a Formia (Latina) il 23 luglio 1970.