GLI ANTISTALINISTI DI SINISTRA
(1923 –1935)
Tesi di Laurea UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI ROMA “LA SAPIENZA” - FACOLTA’ DI LETTERE E FILOSOFIA - ANNO ACCADEMICO 1997/1998
Antonio Crialesi

Introduzione

Seguendo le linee di sviluppo politico del gruppo bordighista nel periodo che va dal 1923 al 1935, si è potuta costatare un’analogia tra la lotta politica intrapresa dal partito comunista russo, contro i suoi oppositori di destra e di sinistra, e la politica adottata dal partito comunista d’Italia (PCd’I) nei confronti di chi non accettava le decisioni prese nei congressi dell’Internazionale comunista.
Il gruppo bordighista sempre pronto, con i suoi principali rappresentanti, Amaedeo Bordiga, Ottorino Perrone, Mario De Leone, Bruno Fortichiari ed altri, a denunciare con opuscoli, giornali, volantini e più direttamente con prese di posizione nette all’interno della stessa Internazionale, la situazione politica sociale ed economica all’interno della Russia sovietica. Furono accusati di troskismo, accusa gravissima che equivaleva ad essere giudicato prima “nemico del popolo” dagli stessi compagni di partito, e di fascismo dopo, basti pensare come veniva definito, prima del 1989, chiunque provava a muovere qualche dubbio, all’interno del partito comunista italiano, sulla situazione russa, anche se la sua dirigenza aveva da tempo preso le distanze da quella situazione.
A nulla valsero le innumerevoli denuncie fatte dal gruppo bordighista per mettere in evidenza l’intollerante e mostruosa politica messa in atto nella “patria del comunismo”. Politica che fu avallata e coperta da tutta la dirigenza del partito russo italiano, anzi in alcuni momenti fu elogiata nascondendo la sua reale natura e facendo credere ai loro elettori italiani cose che nella realtà dei fatti risultarono non vere.
I “sinistri”, così venivano anche etichettati i bordighisti, vennero emarginati ed espulsi dal Partito; coloro che successivamente ebbero la sventura di trovarsi in Russia e non fecero in tempo a scappare o a richiedere l’ammissione al Partito, rinnegando il loro passato politico, furono deportati nei campi di lavoro in Siberia o uccisi direttamente, come dimostrano i documenti degli archivi russi che, man mano, vengono messi a disposizione di tutti tramite libri che solerti ricercatori pubblicano. Interessante è l’ultima pubblicazione, della Dundovich, che tratta proprio della repressione degli antifascisti italiani in Russia nel periodo delle purghe staliniane; partendo però dalla metà degli anni trenta, cioè proprio quando veniva messa in atto la repressione più palese verso gli oppositori antistalinisti, non considerando affatto i preludi della violenza stalinista, manifestatesi nella seconda metà degli anni venti, caratterizzata da accuse infamanti, deportazioni, esclusione dal partito con l’imputazione di frazionismo e dove, in alcuni casi, si verificò con i primi omicidi politici.
Attraverso documenti di archivio ed articoli di giornali, della conduzione della lotta politica contro i “sinistri” ho riscontrato il punto di vista ideologico degli stessi bordighisti e della loro polemica contro la dirigenza dell’Unione Sovietica per le sue scelte politiche ed economiche. Nuova economia politica (NEP), piani quinquennali, fronte unico, statalizzazione dell’economia sovietica, uso repressivo della polizia politica furono gli argomenti della riflessione dei bordighisti che già nel 1926 ebbero quella capacità di analisi utile per mettere bene in luce la vera politica socio economica della Russia.
Il periodo del comunismo di guerra fu visto dai bordighisti come una necessità per far fronte alle incombenze della guerra civile, la quale richiedeva continuamente derrate alimentari per i militari che combattevano le armate bianche e per gli operai che lavoravano per la produzione bellica. Riprendevano in effetti le tesi di Trotsky il quale direttamente impegnato in quella guerra, dichiarava che bisognava, in quella situazione “[...] sostenere materialmente l’esistenza dello Stato operaio, provvedere a rifornire l’armata rossa che al fronte difendeva questo Stato, e quella parte della classe operaia che viveva nelle città” e Bordiga fa presente che quella determinata situazione storica non è da attribuirsi alla ideologia marxista ma è “adottata da ogni potere militare negli estremi di emergenza, con la requisizione anche senza indennizzo che ogni legge marziale e forza armata consente: anche classi dominanti e controrivoluzionarie, da Stati borghesi liberali o fascisti, dagli hitleriani ad esempio in casa e fuori”.1
Comportamento questo che al di là di tutte le possibili giustificazioni ci fa rimanere perplessi davanti alla determinazione con la quale i soldati dell’armata rossa chiedevano le derrate alimentari ai contadini, alimentando quel non consenso che vide alla fine della guerra civile 245 rivolte antisovietiche.2
I metodi adottati e le soluzioni proposte per risolvere il problema degli ammassi saranno in gran parte ripresi nei primi anni trenta di fronte alle difficoltà venutesi a creare durante la collettivizzazione forzata delle campagne e dai piani d’industrializzazione del periodo stalinista. Perplessità che permangono nel trovarsi di fronte ad Ekaterinemburg, a Krostrand, alle fucilazioni effettuate al fronte, tutto si fece per difendere la Rivoluzione.
Ma non solo nella sua caratteristica militare lo Stato sovietico manifestò dei metodi che potevano presentare delle perplessità, ma anche nelle sue forme di espressione politica sorgono dei dubbi. Ad esempio all’VIII congresso del partito comunista dell’Unione Sovietica (PCUS) si ratificarono i metodi di conduzione politica del partito bolscevico il quale scelse una forte centralizzazione, vietando ogni opposizione alle sue decisioni, caratterizzando così la fisionomia politica di quasi tutta la dirigenza sovietica segnando probabilmente la storia successiva.
Dirigenza che venendo dalla esperienza zarista non fu mai educata in una concezione democratica.
Dopo aver visto che la politica del comunismo di guerra aveva si respinto le armate bianche ma aveva anche accresciuto il malcontento della popolazione delle campagne non portando certamente nessun apporto favorevole per lo sviluppo del socialismo, fine perseguito fino all’ultimo dalla dirigenza sovietica legata a Lenin, e dell’assetto economico complessivo fu adottata la NEP. Quindi prima di raggiungere la realizzazione di una società a conduzione economica socialista bisognava sviluppare un livello di industrializzazione che avrebbe dovuto eguagliare il sistema di sviluppo capitalistico. Per raggiungere tale scopo “[...] nel 1921 egli [Lenin] vedeva per il governo sovietista la necessità non di ritornare al 1905, non di ammettere la classe contadina al governo, ma di fare delle concessioni ai nemici [...] nello scopo di raggiungere la costruzione economica [...]”3
La NEP cercò di ristabilire quegli equilibri economici capaci di far sviluppare l’URSS verso una economia di mercato. Questa seppur controllata dallo Stato, il quale impediva alle piccole imprese di svilupparsi in maniera concorrenziale con esso, lasciava che la crescita economica venisse trascinata sia dalla produzione delle campagne, che avevano ottenuto la libera gestione dell’appezzamento di terra, e sia da capitali stranieri, invitati dallo stesso Lenin a scambiare le materie prime dell’Unione sovietica con i macchinari delle nazioni con tecnologia avanzata. Fu in sostanza un ripiegamento alle reali aspettative della rivoluzione la quale attendeva la Germania, che con la sua capacità tecnica e produttiva, poteva dare una forte spinta alla “edificazione del socialismo”.
I contadini ricchi beneficiarono di questa nuova situazione, dopo aver pagato una tassa allo Stato, che rinvestiva nella industria, potevano immettere sul mercato le loro eccedenze ricavandone un profitto, capace di alimentare la produzione nelle città, attraverso l’aumento di richiesta di beni di consumo e di macchinari per la produzione agricola. Quindi la NEP aumentando l’accumulazione nelle campagne, generando una richiesta che andava anche a beneficio della produzione industriale riuscì a diminuire il divario sociale ed economico fra città e campagna. Riproponeva in sostanza lo stesso sviluppo economico che gli altri paesi ormai definitivamente sviluppatesi verso la completa apertura dei loro mercati, avevano sperimentato ed attuato già dalla seconda metà del ‘600. Come fu per lo sviluppo capitalistico inglese, dove furono messe a coltura grandi estensioni di terra per la produzione di derrate agricole legate ad un’iniziale produzione industriale, che seppur strutturata ancora nella piccola comunità famiglia contadina fu capace di accrescere quella produzione che dette la possibilità di creare quella accumulazione che fu rinvestita in sistemi produttivi più competitivi. Proprio gli stessi leninisti auspicavano uno sviluppo di tutte quelle caratteristiche che furono propri dei paesi industrialmente più avanzati; scrivevano sul Prometeo, “[...] Questa politica del proletariato si deve svolgere invece nella linea prospettata dalla sinistra [intesa come gruppo politico facente parte del PCb, distinta dalle posizioni della destra dello stesso gruppo politico] di un’accelerazione dello sviluppo industriale, di un appoggio all’industrializzazione dell’agricoltura, ai contadini poveri per determinare un accentramento – anche nelle campagne - verso il polo socialista e per incamminare le masse contadine verso il lungo processo della loro proletarizzazione [...]”4.
Compito della vecchia dirigenza leninista fu quello di sviluppare il capitalismo, controllato dallo Stato, nella loro Unione Sovietica tecnologicamente arretrata. Controllo dello Stato che era effettuato con una legislazione dispotica nei confronti dei proprietari in quanto questi non dovevano superare un certo numero di dipendenti salariati e non erano messi in condizioni di esprimere la loro opinione. Restrizioni che naturalmente frenavano le capacità di sviluppo che si stavano cercando di mettere in atto.
Una più ampia economia di mercato fu attuata nella seconda fase della NEP dove, nel 1925, fu lanciata la parola d’ordine, rivolta ai contadini, di Bucharin “arricchitevi”; da questo momento, fino alle repressioni del 1929 – 1930, il kulachi, ebbe opportunità imprenditoriali, capaci di sfruttare i contadini che non avevano possibilità di coltivare grandi estensioni di terreno. Iniziando a trascinare tutta la produzione, agricola ed industriale, per lo sviluppo dell’intera Unione sovietica.
Accorgimenti politici ed economici che la dirigenza stalinista fece propri fin da quando le posizioni contrapposte di Bucharin e di Trotski, l’uno per la espansione capitalistica nelle campagne l’altro per lo sviluppo della grande industria, non furono annullate. Le necessità messe in evidenza dalla NEP furono confuse deliberatamente dagli stalinisti con le concezioni economiche del marxismo, facendo della statalizzazione il punto fondamentale del comunismo. La NEP era stata concepita come forma liberalizzatrice che poteva essere economicamente valida nella Russia post zarista. Così fu concepita da Lenin ed accettata dagli oppositori dello stalinismo in Italia:
“Il capitalismo è un male in rapporto al socialismo. Il capitalismo è un bene rispetto al periodo medioevale, in rapporto alla piccola produzione, in rapporto al burocratismo legato allo sparpagliamento dei piccoli produttori”5 e per lo sviluppo della prospettiva futura, si cercava un avanzamento verso una produzione più moderna:
“... Questa condizione è l’elettrificazione. Se noi costruiremo decine di centrali elettriche regionali... se ci procureremo una quantità sufficiente di motori elettrici, ed altre macchine... allora non vi sarà bisogno di gradini intermedi, di anelli transitori tra il patriarchismo e il socialismo... Ma noi sappiamo benissimo che questa condizione da sola ha bisogno per lo meno di dieci anni soltanto per i lavori più urgenti, e che a sua volta, si può pensare alla riduzione di questo termine soltanto nel caso di una rivoluzione proletaria in paesi quali l’Inghilterra, la Germania, l’America”.6
La NEP cercava di rafforzare l’industrializzazione nella Russia sovietica ma essenzialmente si preoccupò di eliminare tutti quei residui medioevali che la Russia zarista tentò di superare con le riforme di Vitte e di Stolypin.
Collegare le potenzialità produttive della Russia al mercato mondiale, collegamento che fu da prima tentato con la politica adottata nel 1861 la quale nella eliminazione della servitù della gleba vedeva uno dei prerequisiti per lo sviluppo del capitalismo in Russia. Ma condizioni di produzione agricola e parassitismo della nobiltà, la quale non seppe reinvestire le indennità della terra, pagate dagli stessi contadini, in beni produttivi capaci di rivalutare il proprio patrimonio.
Vitte, dopo il colpo subito dalla autocrazia zarista nella guerra di Crimea, si rese conto che le nuove campagne militari non era possibile vincerle senza una industria moderna. Tentò la via dello sviluppo industriale, con la creazione di banche in collaborazione con altri paesi; la banca Russo - Persiana e la banca Russo – Cinese, con la costruzione della ferrovia, collegando così la Russia non soltanto da canali e da fiumi che per la maggior parte dell’anno erano impraticabili per il gelo, con le ferrovie della Cina Orientale e della Transiberiana. In questo periodo in effetti la produzione di base aumentò. Tra il 1909 e il 1913 la produzione di ghisa grezza aumentò da 175 a 283, quella di ferro ed acciaio da 163 a 246, quella del rame da 1,3 a 2 e il carbone passò da 1591 a 2214.7 Con le nuove leggi sul fisco costrinse il contadino a vendere quello che ricavava dalla lavorazione del suo appezzamento di terra alimentando quel mercato delle esportazioni capaci di far fronte alle necessità da parte della Russia di valuta straniera. Ma concezioni parassitarie all’interno della corte e concezioni patriarcali all’interno della comunità di villaggio, mir, resero questa impresa impossibile, frenarono il possibile sviluppo industriale costringendo Vitte alle dimissioni. Lo stesso Vitte se pur aveva una nuova concezione economica rimase fedele allo zarismo ed alla sua concezione politica. Gestione politica responsabile della mancata applicazione di tutte quelle strutture economiche che nella libera espressione in un parlamento liberamente eletto dovevano trovare il loro massimo appoggio.
Russia con potenzialità enormi, si pensi ai bacini minerari che ancora oggi possiede, non resse con le altre nazioni, con capacità produttive competitive sul mercato mondiale, il confronto sul piano politico ed economico, castrati da una Russia antica di burocrati, di preti intriganti, di milioni di analfabeti e di militari ambiziosi, cadendo alla prima carestia sconfitta nella guerra contro il Giappone, fu incapace di gestire un cambiamento sociale e politico come quello che gli si presentò nel 1905. Da notare che questa situazione, non uguale, almeno nelle guerre, ma con tutto un apparato burocratico militare che con le sue concezioni dogmatiche è riuscito ad eguagliare la resistenza ortodossa della Russia zarista, la ritroviamo nella Russia degli anni ’90 la quale non ha saputo reggere il confronto competitivo che le nuove tecnologie, dei paesi che avevano saputo dare delle risposte concrete alla evoluzione dei mercati mondiali, ormai imponevano, ed ancora non riesce ad esprimere una soluzione politica confacente alle nuove esigenze.
Stolypin fu il primo ministro capace di incidere notevolmente, con le sue leggi, sulla organizzazione agricola, arcaica, delle comunità di villaggio. Creando grandi appezzamenti agricoli in luogo delle piccole proprietà, messe a disposizione delle famiglie dalla ridistribuzione delle terre attuata dal mir. 8 Facendo diminuire il totale delle famiglie attive nella comunità di villaggio ottenne che sette milioni di queste famiglie divennero proprietarie di un appezzamento capace di produrre quelle necessarie eccedenze da immettere sul mercato. Obbligando, anche con la violenza, migliaia di contadini, i quali erano rimasti con piccoli terreni insufficienti a dare alle loro famiglie di che vivere, a spostarsi dalle loro residenze di origine verso le città, qui diventarono manovalanza a basso costo nelle fabbriche ed in questa situazione mancava per loro quel supporto politico capace di dar espressione e risoluzione ai loro innumerevoli problemi. Lo zarismo non fu più in grado di controllare il processo che lui stesso aveva creato. Si crearono delle sacche di malcontento che dettero consenso, durante una prima guerra mondiale, condotta con mezzi a dir poco insufficienti, al partito bolscevico capace di spazzare via la Duma controllata dallo zar con un colpo militare.
Data l’arretratezza con la quale la dirigenza bolscevica dovette inevitabilmente fare i conti, la NEP poteva essere una risposta economicamente valida, andandosi ad inserire in un possibile sviluppo che caratterizzò l’avanzamento produttivo di altre nazioni. I bolscevichi ereditarono dalla Russia zarista una struttura industriale coltivata in piccole isole spesso scollegate fra di loro, l’assenza di una borghesia nazionale indipendente dal capitale straniero e dall’autocrazia, estrema arretratezza economica e tecnica dell’agricoltura, al cui interno lavorava l’87% della popolazione attiva.
Si presentò una necessità economica che doveva cercare di risolvere la complessità dell’arretratezza. Ed il gruppo dirigente riuscì ad impostare, con un rigido controllo statale una economia capace di riportare la Russia ai suoi livelli di anteguerra. Controllo statale che fu caratteristico di molte società in via di sviluppo o quantomeno in difficile congiuntura economica generata o dalle guerre o da crisi economiche .
Ma la volontà di passare da una organizzazione sociale ad un’altra generò conflitti politici che videro prima i sostenitori della comunità di villaggio, i populisti, soccombere alle necessità di mercato ed alle aspirazioni del contadino il quale non nell’organizzazione patriarcale del mir vedeva un possibile miglioramento economico e sociale alla sua misera esistenza, ma nella proprietà individuale che solo la NEP riuscì a garantire, per la prima volta, a chi si trovava nella possibilità di coltivare discrete estensioni territoriali e di pagare lavoro salariato.
In questo punto possiamo inserire la posizione politica dei bordighisti i quali insieme a Lenin concepivano la NEP come elemento essenziale dello sviluppo del capitalismo in Russia e non certo del socialismo; concezione sempre negata da chi esaltando le posizioni di Stalin ha visto nel capitalismo controllato dallo stato una società fondata sul benessere e sulla giustizia.
Proprio Amaedeo Bordiga elabora nella sua tesi politica il concetto leninista dello sviluppo capitalistico in un paese arretrato non essendo possibile “passare al comunismo adesso nelle presenti circostanze, accanto all’occidente capitalista”. Ed ancora all’XI Congresso del partito comunista dell’URSS, il 27 marzo del 1922, Lenin ribadisce “è nostro compito portare a termine la rivoluzione borghese”. Quindi di rivoluzione si trattava ma non certamente di quella socialista e tantomeno comunista. Ed ancora Bordiga; “Lenin mostra tutti i lati originali del capitalismo di Stato da sviluppare in Russia. E’ una situazione mai vista nella storia, egli dice. < Il nocciolo della questione sta nel comprendere che questo è il capitalismo che possiamo e dobbiamo permettere, che possiamo e dobbiamo mantenere entro certi limiti, perché questo capitalismo è (attenti) necessario alle masse contadine, e (più attenti) al capitale privato, il quale deve commerciare (udite!) in modo tale da soddisfare i bisogni dei contadini>”.9
Concezione economica che potrebbe essere accettata in quanto vede in prospettiva lo sviluppo industriale senza creare dei grandi conflitti sociali, ma che genera dei dubbi nella prospettiva politica in quanto non tiene in considerazione l’espressione di quei gruppi emergenti che da quella nuova situazione, inevitabilmente in Russia, si andavano delineando. Interessi che generarono timori nella dirigenza al potere, la quale rispose al X Congresso, in pieno periodo leninista, del partito comunista bolscevico (PCb) con una legge che prevedeva, ad una maggioranza dei due terzi dei membri del comitato centrale (CC) di espellere dal partito, “unico al potere”, eventuali gruppi frazionisti. Ed ancora in un documento ritrovato presso l’Istituto per la storia sociale di Amsterdam da E. H. Carr nel 1950, dove si conferma che all’interno del gruppo bolscevico al potere vi fossero già nel 1923 dei gruppi di persone dissenzienti verso le decisioni autoritarie del comitato centrale CC. Espressione politica che venne fuori quando un accentuato squilibrio nel rapporto tra i prezzi dei manufatti industriali e quello dei prodotti agricoli, la cosiddetta “crisi delle forbici”, generò il formarsi di un gruppo il quale mandò un documento, detto “piattaforma dei 46”, il quale conteneva aspre critiche nei confronti della politica della maggioranza del comitato Centrale:
“La libera discussione all’interno del partito è praticamente scomparsa, l’opinione pubblica del partito è soffocata. Oggi non è il partito, non è la sua massa generale ad avanzare e scegliere ... Al contrario, la gerarchia segretariale, la gerarchia del partito, si è ormai abituata a scegliere in modo autoritario i partecipanti alle conferenze ed ai congressi, che stanno diventando in misura sempre maggiore le assemblee esecutive di questa gerarchia. Il regime, istituito all’interno del partito, è assolutamente intollerabile [...]10 .
Troviamo in nuce, nel periodo prima di Stalin, un controllo da parte della nomenclatura russa che ha tutte le caratteristiche di un partito, in fondo l’unico al potere, dispotico.
La concezione che andava contro la frazione caratterizzò la fisionomia antidemocratica di tutti i partiti comunisti legati alla Russia, che con il controllo supremo del comitato centrale (CC) russo eliminarono ogni espressione “dissidente” all’interno dei loro partiti e all’interno della Internazionale.

Note
1 Amaedeo Bordiga, Struttura economica e sociale della Russia d’oggi, Contra, Milano, pag. 15 – 16
2 Loris Marucci, Il commissario di ferro di Stalin, Einaudi Torino, pag 33 - 34
3Prometeo, sulle questioni Russe, 15 ott. 1928
4Prometeo, sulla situazione Russa “il documento d’accusa”, 1 maggio 1929
5 Amaedeo Bordiga, Struttura economica e sociale della Russia d’oggi, Contra, Milano, pag. 56
6 Amaedeo Bordiga, Struttura economica e sociale della Russia d’oggi, Contra, Milano, pag. 57
7 Nicholas V. Riasanovsky, Storia della Russia, Bompiani, Milano, pag. 426
8 Nicholas V. Riasanovsky, Storia della Russia, Bompiani, Milano, pag. 415 - 416
9 Amaedeo Bordiga, Struttura economica e sociale della Russia d’oggi, Contra, Milano, pag. 89
10 L.Marcucci, Il commissario di ferro di Stalin, Einaudi Torino, pag.54

1. Bordiga e la Russia sovietica

Bordiga e i bordighisti svilupparono una posizione politica che si differenziava dall’anarchismo il quale vede in ogni forma di Stato una forma di oppressione e dalle teorie trotskiste che nella burocratizzazione dello Stato sovietico hanno elaborato tutto la loro analisi antistalinista. Essi anche se continuano a non prendere le distanze da tutto ciò che riguarda il periodo leninista della storia russa, compreso il “comunismo di guerra”; “reso possibile e necessario dalla situazione che da un lato era di aperto combattimento contro gli assalti degli eserciti controrivoluzionari, dall’altro era di attesa degli sviluppi della lotta rivoluzionaria europea”.1
Identificarono la nuova economia politica come una forma di capitalismo gestita dallo Stato che si doveva adottare dopo il fallimento della rivoluzione socialista in Europa. Lo “stato operaio” doveva realizzare quella crescita economica che ogni stato capitalista avrebbe dovuto intraprendere in una situazione come quella Russa. Nelle tesi di aprile Bordiga vede delinearsi la concezione leninista di sviluppare il capitalismo in un paese arretrato per poi costruire una economia a carattere socialista; “...nessun compromesso politico con la borghesia da parte del partito del proletariato nel corso della rivoluzione Russa, i cui compiti economico – sociali restano però di carattere capitalistico fino alla vittoria del proletariato occidentale”.
Ed in base a questa costruzione, del capitalismo per il socialismo, che la teoria bordighista trova la specificazione politica della differenziazione fra capitalismo di stato e socialismo.
Socialismo che si poteva realizzare soltanto se la rivoluzione si sarebbe attuata nel resto dei paesi progrediti; soltanto così si poteva, facendo riferimento rigorosamente al capitale, trasformare il “valore di scambio in valore d’uso”.
Identificazione nella Russia sovietica del capitalismo di Stato, quindi a regime capitalistico dove vi troviamo tutte quelle situazioni perfettamente riscontrabili in ogni altro sistema dove è la “proprietà privata” a gestire i mezzi di produzione; “... Finché il prodotto sarà una merce, il produttore sarà uno sfruttato. La formula corrente di socializzazione, ossia di soppressione della proprietà privata dei mezzi di produzione, va innanzi tutto inseparabilmente estesa ai mezzi di scambio, e per questi non si debbono solo intendere i mezzi di materiale trasporto della merce dalle fabbriche ai luoghi di consumo, ma tutta la specifica organizzazione del commercio borghese all’ingrosso e al minuto non si deve confondere socializzazione con statizzazione, in quanto la statizzazione è attuabile perfettamente in regime capitalistico. Lo stato borghese non espropria ma acquista, contro indennità, grandi aziende private (ferrovie, miniere ed altro) e le gestisce con la stessa tecnica delle aziende capitalistiche private anche se per avventura in qualche caso ne colmi il passivo per motivi politici con altre risorse del suo bilancio, i lavoratori di tali aziende non cessano di essere salariati e sfruttati. La generalizzazione di questo sistema, che, in certo senso, va attuandosi con l’evolversi dell’imperialismo monopolistico, conduce non a una prima forma di socialismo, ma al capitalismo di Stato”2 .
Ed ancora nel libro struttura economica e sociale della Russia d’oggi scritto nel 1966 Bordiga sottolinea la vera natura capitalistica della Russia, parafrasando le teorie marxiste:
“Quanto sarebbe stato utile il ricordare ad ogni passo che non sarà mai consentito parlare di socialismo se non si è raggiunta la fase in cui non si ha più commercio ma distribuzione dei prodotti secondo un piano generale ossia senza calcolo di equivalenza di due prodotti a valori messi di faccia.
Sarebbe bastato questo ad impedire la peste dei futuri anni, consistente nel chiamare socialismo una distribuzione borghese”3 .Dando allo sviluppo industriale, tentato dalla NEP, carattere transitorio che in un futuro potrà portare la Russia verso il socialismo, l’importante per ora era di “non scambiare questa tappa per una tappa socialista”.
Quello che chiedeva Bordiga era chiarezza ideologica, verso una nazione che nonostante fosse stata costretta, date le circostanze che si vennero a creare in Europa e data l’arretratezza della sua produzione agricola ed industriale, ad assumere un controllo statale della sua economia non perdeva di vista, almeno fino alla morte di Lenin, il suo scopo rivoluzionario di trasformazione dell’intera organizzazione economico-sociale in quanto la NEP doveva essere adottata per un periodo di transizione, aspettando che si fossero sviluppate le rivoluzioni socialiste nei paesi più progrediti e nello stesso tempo creare le basi del socialismo in Russia, sviluppando una produzione capace di far fronte ai bisogni della sua popolazione.
Interessante è vedere anche come Bordiga criticava la politica stalinista che si ostinava a sostenere che in Russia esisteva una economia a conduzione comunista, con gli strumenti messi a lui a disposizione dalla analisi marxista del “Capitale”. Sostenendo che le leggi della caduta del saggio del profitto sono valide anche in Russia. Tale legge vede il decrescere della percentuali di ammortamento che l’industria deve mettere inevitabilmente da parte per sostituire gli utensili usurati o sostituire le vecchie macchine con macchinario a tecnologia avanzata. Questo è normale che accada in qualsiasi paese che si trovi a concorrere con le proprie merci su un mercato mondiale tendenzialmente sempre pronto alla trasformazione del suo metodo di produzione per diminuirne i tempi e vendere a minor prezzo. Anche in Russia è avvenuto, inevitabilmente, questo fenomeno economico che Marx chiama caduta del saggio del profitto. Bordiga riportando i dati della accumulazione russa fa notare che la maggiore espansione si è avuta dopo la guerra civile, conclusasi nel 1921, con un incremento rispetto alla accumulazione pre bellica del 43%, che andò diminuendo fin dopo la seconda guerra mondiale dove si registrò una crescita del 23% 4. Tale aumento è determinato dai nuovi macchinari che dopo situazioni tragiche qualsiasi paese è costretto a rimettere in piedi tutto l’apparato produttivo comprando sul mercato quello che di meglio può trovare.
Scrive Bordiga a tal proposito; “L’industrialismo che nasce più in ritardo, organizza i suoi impianti, anche se quantitativamente limitati, sul migliore esempio qualitativo che la tecnica internazionale e la scienza applicata, su cui nel mondo moderno non esiste più praticamente segreto e monopolio tecnologico, pone a disposizione, e in genere forma impianti tutti nuovi e moderni e di rendimento maggiore di una forte aliquota di quelli di altri paesi che ancora funzionano nella forma della non recente origine e con carattere di inferiorità e di minore resa”5 .
Quindi non ci deve essere nessuna esaltazione dei ritmi dell’incremento russo perché lo stesso sviluppo lo troviamo in tutti gli altri paesi che progredirono verso la loro completa industrializzazione operata a discapito di milioni di lavoratori sottratti al loro vecchio lavoro agricolo.
Incremento produttivo: 6
Inghilterra Francia Germania USA
1859 - 1883 3,6 1859 – 1883 4,2 1859 – 1883 4,6 1859 – 1883 7,1
1883 - 1913 2,0 1883 – 1913 2,7 1883 – 1913 4,2 1883 – 1913 6,1
1913 – 1956 1,5 1913 – 1956 1,0 1913 – 1956 1,6 1913 – 1956 3,6

Non era in corso in Russia l’edificazione del “socialismo in un solo paese” ma una accumulazione originaria capitalista, sulla base di una massiccia estorsione di plusvalore.
Bordiga prendendo come punto di riferimento le impostazioni marxiste, nelle quali, viene criticato lo sviluppo del capitalismo, rivolge tutta l’analisi presa in esame da Marx sulla Russia giudicandola non una società a conduzione socialista ma uguale a qualsiasi altra nazione che tranquillamente dichiari di essere per la capitalizzazione dei suoi profitti. Ma a differenza degli altri stati che hanno saputo ridistribuire parte dei loro profitti ed hanno soprattutto saputo immettere sul mercato, anche se sempre con la logica del miglior guadagno, beni di consumo per tutta la popolazione, in Russia tutto ciò non è stato fatto e gran parte della edificazione industriale è andata nella produzione degli armamenti.
La produzione “socialista“ non si preoccupava minimamente del consumatore. Di fatto, il solo consumatore al quale venivano esauditi i desideri erano le forze armate, sempre privilegiate nell’assegnazione di fabbriche, macchinari ed operai specializzati destinati alla produzione militare.
Basti vedere l’enorme potenziale di distruzione nucleare messo su dalla Russia e confrontarlo con quello americano al 1987 per rendersi conto di quanto fu speso per il suo arsenale.
Testate nucleari strategiche stimate: 7
USA URSS
Testate basate a terra 2118 6420
Testate imbarcate 5536 2787
Testate su bombardieri 2520 680
Totali 10174 9987
Nulla o quasi fu destinato all’apertura verso produzioni per i beni di consumo, rimanendo così fuori quel mercato globale che richiedeva una continua attenzione verso le nuove tecnologie – computer, meccanica, elettronica, telecomunicazioni ecc. – non facendo più in tempo nel mettersi al passo con le altre nazioni. E’ anche vero che una società aperta alle innovazioni tecnologiche doveva essere una società aperta senza censura, senza centralizzazione del partito, senza rigidi controlli, doveva in pratica rinunciare a tutto il suo apparato politico ed economico ormai reso obsoleto. La Russia si trovò fino agli anni sessanta in forte crescita economica grazie allo sfruttamento esasperante della forza lavoro ma, successivamente, fu incapace di rinnovamento trovandosi a non poter sfruttare completamente le proprie risorse minerarie in quanto venivano estratte con macchinari vecchi, aumentando così il prezzo per estrazione e perdendo competitività sul mercato8.
Rapidamente il suo livello di produzione si è abbassato tanto da far registrare un aumento della mortalità infantile e un abbassamento della vita media per abitante. Solo dal 1988 sembra che con la nuova dirigenza politica abbia ritrovato l’interesse di ritornare su parametri veramente progressivi. Con Gorbaciov rilanciando con la parola perestroika la ristrutturazione della produzione. Cercando di limitare gli organi statali a semplici funzioni di indirizzo e di coordinamento, non occupandosi più della gestione operativa lasciando ampie libertà di scelta a produttori privati. Il passaggio dal capitalismo al socialismo non fu reso possibile perché non fu dato lo spazio a chi si oppose alla tendenza, poi risultata vincente, di identificare il sistema monopolistico del capitalismo di Stato con il comunismo.
“... gli allarmi che gruppi del partito dettero nei congressi nazionali e internazionali vennero messi a tacere e repressi in nome della disciplina e dell’unità...” e successivamente “il fenomeno si aggravò con l’aperta persecuzione ai più provati vecchi bolscevichi, schierati contro la politica dominante, che vennero – capi e gregari – perseguitati, processati, giustiziati, diffamati come agenti controrivoluzionari”9.
Quindi nella “patria del socialismo” permanevano sistemi economici tipici della produzione di mercato e sistemi politici tipici di ogni dittatura che quei sistemi economici doveva difendere ad ogni costo. Ed è questo che i partiti comunisti hanno nascosto ai loro elettori facendogli credere, nel concetto della ferrea disciplina di partito che nella “grande madre Russia” l’operaio non era trattato come negli altri “paesi borghesi”, mentre i dati di fatto dimostravano e tuttora continuano a dimostrare con documenti di archivio che la realtà era ben diversa. Archivi che a tutt’oggi non sono completamente a disposizione di tutti, episodi sgradevoli per chi lavora nella ricerca di documentazione dimostrante quello che in Russia è stato commesso. Scrivo a ragion veduta perché mi è stato impedito di vedere alcuni documenti, riguardanti il gruppo bordighista, presso l’Istituto Gramsci di Roma dicendomi che dietro precisi accordi con i dirigenti archivisti russi alcune serie archivistiche non potevano essere consultate pena la recessione di ogni contratto tra loro e il su indicato Istituto. Ecco cosa ribadiva Bordiga nel “lontano” 1946 a proposito della condizione degli operai russi; “... in quali rapporti di economia non capitalistica si trova l’operaio della fabbrica russa? Egli come l’operaio dei paesi borghesi, non dispone dei prodotti del suo lavoro [...] e non cessa di essere retribuito con moneta, mediante la quale deve acquistare i prodotti necessari al suo consumo. Il suo tenore di vita è limitato ed egli non vede i suoi prodotti divenuti prodotto sociale anziché merce capitalista; resta un venditore di forza-lavoro ed una parte di questa gli viene sottratta [...]” 10 ed anzi rispetto ad alcuni paesi “borghesi” la vita degli operai e dei contadini è resa assai più difficile ed opprimente facendo di questa oppressione una ideologia da magnificare e lodare verso tutti i lavoratori del mondo; “lo stakanovismo va nel senso opposto a quello del collettivismo economico che deve eliminare la tensione dello sforzo lavorativo, riducendo progressivamente tempi di lavoro ed intensità di impegno fisico e nervoso dell’operaio, in modo che il lavoro cessi di essere una condanna e diventi una contribuzione sociale tanto necessaria alla collettività, quanto utile a ciascun individuo.” 11
Già da prima degli anni quaranta la sinistra bordighista denunciava la condizione dei lavoratori russi tramite un’articolo scritto da Trotsky sul Prometeo; “[...] L’opposizione di sinistra già dai primi momenti aveva previsto queste difficoltà rivendicando come unica soluzione quella di un miglioramento costante delle condizioni materiali: salari, alloggio, vitto, della massa in particolare meno retribuita unico mezzo tendente ad un miglioramento della produzione della qualità e della quantità. Ancora oggi in una situazione peggiorata noi riteniamo che il problema dei ritmi e della quantità della produzione si confonde con quello del miglioramento costante delle condizioni materiali e morali della grande massa; mentre l’applicazione del metodo coercitivo imposto dalla burocrazia non solamente empirà il problema della produzione ma soprattutto, e questo è il più pericoloso, minerà le basi sulla quale riposa la dittatura del proletariato [...]”12 Lavoratori che non ebbero neanche la possibilità di rivendicazioni sindacali, in quanto i rappresentanti dei lavoratori “sono assorbiti ed inquadrati nell’impalcatura burocratica statale, che detta loro gerarchicamente le condizioni di trattamento degli operai”13. Rivendicazioni in questa situazione ve ne furono ma furono soffocati nei processi degli anni ’30. Ed anzi le votazioni si dovevano svolgere con voto palese; “[...] Tutti i documenti che abbiamo ricevuto, dimostrano che la parola d’ordine del voto secreto nel partito e nei sindacati, può e deve essere messa in avanti. [...] per il periodo attuale la parola d’ordine del voto segreto nel partito e nei sindacati è vitale perché essa mette in luce la pressione di classe sugli operai.[...] Lo scrutinio pubblico è stato istituito perché i nemici non possano votare contro la dittatura del proletariato . La dualità del potere ha fatto si che gli operaio non osano votare per la dittatura [del proletariato] per timore della pressione esercitatesi attraverso l’apparato [...]” La lettera sempre di Trotsky seppur rilevando delle contraddizioni per quanto riguarda la gestione del voto in un paese retto dalla “dittatura del proletariato” rende abbastanza l’idea di come questa gestione del voto sia stata controllata dall’apparato statale.14 Una politica quella russa tesa all’accrescimento, come i piani quinquennali dimostrano, della produzione della industria pesante, che trovò la sua completa attuazione con la spoliazione e la violenza che lo stalinismo attuò nei confronti dei contadini, costretti di fronte a tale sopraffazione, a lasciare le loro terre per le fabbriche delle città; si calcola che il movimento complessivo della forza lavoro fu di trenta milioni di persone molte delle quali morirono sotto la repressione del partito unico al potere. Politica che, orientata soltanto in quel settore, fu capace di produrre soltanto per l’industria bellica, proprio come negli anni ’30 fascismo e nazismo operarono nelle loro economie nazionali con un forte controllo statale; “...La definizione dell’economia russa attuale, in conclusione, non è quella di socialismo, ma di un vasto e potente capitalismo di stato, con distribuzione di tipo privato e mercantile, limitata da controlli in tutti i campi dall’apparato burocratico centrale” 15. Nulla lasciando a chi lavorava neanche, come sopra è stato sottolineato, la rappresentanza sindacale per rivendicare i propri diritti; “[...] I piani economici devono essere revisionati sotto l’angolo del miglioramento reale e sistematico della conduzione materiale e culturale della classe operaia della città e della campagna. Bisogna riportare i sindacati al loro compito fondamentale, essere l’educatore collettivo, non il parassita, bisogna cessare di soffocare il proletariato tanto in Russia che nel resto del mondo [...]”16 E senza produrre beni di consumo per la popolazione, o se prodotti, come il grano, erano destinati per la maggior parte alla esportazione di modo che il regime potesse avere valuta estera a disposizione per la sua industria. Alimentando così il malcontento fra la popolazione “[...] La massa contadina è malcontenta. Malcontenta è anche la massa operaia. Malcontenta per i salari troppo bassi, per la scarsezza dei prodotto manufatti, malcontenta soprattutto per la penuria dei prodotti alimentari. Con ciò entriamo nel vivo della questione : nel problema fondamentale dell’approvvigionamento operaio. Che la Russia abbia necessità di esportare i suoi prodotti agricoli per importare macchinario, è cosa pacifica. [...] Ma perché certi prodotti di scarso rendimento finanziario e di cui la classe operaia risente penuria; sigarette, fiammiferi, sapone. Per questa constatazione la stampa centrista ha menato can-can. Hanno sempre accusato noi, i cosiddetti bordighiani, di essere dei dottrinari ed estraniati dalla vita reale delle masse. Siamo scesi nel pratico. Nessuno potrà obiettare che la penuria del sapone, dopo una giornata di lavoro, rappresenti per l’operaio una privazione molto sentita. [...] Si potrebbe aggiungere le uova per i figli degli operai e così di seguito. [...]”17 In una lettera dell’8 – 2 – 1931 presa dalla corrispondenza fra bordighisti, che l’Università la Sapienza ha messo a disposizione tramite l’Istituto Internazionale di Storia Sociale di Amsterdam, un certo Massimo descrive la situazione in Russia durante l’attuazione del primo piano quinquennale“[...] la politica attuale in Russia non si accompagna affatto con un elevamento delle condizioni materiali del proletariato in relazione ai progressi dell’industrializzazione, e non costruisce affatto delle effettive organizzazioni di produzione in corrispondenza alla campagna e all’azione contro i Kulak. Si industrializza per accrescere il quantitativo tecnico si collettivizza per allineare formazioni esteriormente collettivistiche ma che – per mancanza del sottostrato fondamentale -, non sono efficaci organismi produttivi e sono destinati a sgretolarsi domani, mentre oggi non rispondono nemmeno alle necessità del momento[...]”18
Un’altra forma di spoliazione della capacità di acquisto, determinata dalla attuazione del piano quinquennale, fu quella dell’aumento dell’inflazione e del non allineare il salario a quella situazione, “[...] E’ pacifico che sono state le necessità economiche conseguenti all’attuazione del piano quinquennale che hanno obbligato questo getto continuo di rubli carta, e questa necessità entrava in conto nel preventivo. Ma si era anche ritenuto, ed in ciò sta l’errore – che questo potesse essere accompagnato da una diminuzione del costo di produzione evitando così l’altra necessità di un aumento generale dei salari. Invece, a conti fatti, in molti rami dell’industria non solo non si è verificata riduzione alcuna, ma invece un marcato aumento. Di conseguenza necessità di disporre nuove somme di denaro, ed accentuazione dell’inflazione.[...] come purtroppo, se pur gli operai ricevono i prodotti a prezzo fisso nelle cooperative, ciò è solo per alcuni generi di prima necessità. Ed anche questi, in molti casi, sono insufficienti e per di più dati in ritardo quando non vengono per qualche mese a mancara addirittura. Carne, zucchero, uova vengono molte volte ricevute non nella misura prevista dalla tessera, e non resta altra via, per chi può di cercarsela di procurarsela altrove. Certamente queste deficienze sono negate dai nostri centristi che, scandalosamente per dei comunisti, godono a Mosca delle tessere speciali [...]”19 Dati significativi ce li fornisce anche Jean Ellesintein, da prendere in seria considerazione in quanto l’autore vede nelle tabelle forniteci20 l’enorme sacrificio che la popolazione della Russia dovette affrontare per “l’edificazione del socialismo” preoccupandosi di difendere i propri confini “dall’assalto della borghesia”
1913 1922 1928 1940 1945 1953
Carbone 28,4 11,4 35,9 165,9 149,3 320,4
Petrolio 9,4 3,8 10,9 31,1 19,4 52,8
Elettricità 2,0 1,1 5,0 48,3 43,2 134,8
Acciaio 4,3 1,4 4,2 18,3 12,3 38,1
Cotone 1,9 0,7 - 3,9 1,6 5,3
Bovini 54,1 - 60,0 47,8 47,6 56,6
Popolazione 159,2 - - 134,1 171,0 188,0
“Si pensi che possedeva la bomba A nel 1949 e la bomba H nel 1953. Nel 1957 lanciò il primo Sputnik, […]. Per salvaguardare l’indipendenza dell’URSS non v’era altra scelta. La socializzazione dei mezzi di produzione e di scambio la rendeva possibile purché gli investimenti fossero concentrati in taluni settori e non in altri”. Lasciando, per quanto riguarda i beni di consumo, a tutt’oggi, la Russia nella situazione nella quale Ellesintein ce la descriveva nel 1975 21.

URSS USA
Radio 66 974
Frigoriferi 5 288
Televisori 4 318
Lavatrici 1 216
Elettrodomestici 2 211
Automobili 2 300

Note
1 Bruno Bongiovanni, l’antistalinismo di sinistra e la natura sociale dell’URSS, Feltrinelli, Milano, pag. 359
2 Bruno Bongiovanni, l’antistalinismo di sinistra e la natura sociale dell’URSS, Feltrinelli, Milano, pag. 362
3 Amaedeo Bordiga, Struttura economica e sociale della Russia d’oggi, Contra, Milano, pag. 89
4 Liliana Grilli, Amaedeo Bordiga capitalismo sovietico e comunismo, La Pietra, Milano, pag. 74 - 75
5 Amaedeo Bordiga, struttura sociale ed economica della Russia d’oggi, Contra, Milano, pag. 241 - 242
6 Liliana Grilli, Amaedeo Bordiga capitalismo sovietico e comunismo, La Pietra, Milano, pag. 76
7 Paul Kennedy, ascesa e declino delle grandi potenze, Garzanti, Milano, pag.681
8 Paul Kennedi verso il xx secolo, Garzanti, Milano, pag.299
9 Bruno Bongiovanni, l’antistalinismo di sinistra e la natura sociale dell’URSS, Feltrinelli, Milano, pag. 366
10Bruno Bongiovanni, l’antistalinismo di sinistra e la natura sociale dell’URSS, Feltrinelli, Milano, pag. 370
11 Bruno Bongiovanni, l’antistalinismo di sinistra e la natura sociale dell’URSS, Feltrinelli, Milano, pag. 370
12 Prometeo, Stalin e le sue concioni, 19 luglio 1931, L. Trotsky
13 Amaedeo Bordiga, struttura sociale ed economica della Russia d’oggi, Contra, Milano pag. 371
14Prometeo, Sulla situazione Russa “Il documento d’accusa”, 1 maggio 1929 Totsky
15 Bruno Bongiovanni, l’antistalinismo di sinistra e la natura sociale dell’URSS, Feltrinelli, Milano, pag. 371
16Prometeo, I problemi dello sviluppo dell’URSS, 23 agosto 1931 L. Trotsky
17Prometeo, La recente svolta nell’economia sovietica, 6 Novembre 1932
18 Istituto Internazionale di Storia Sociale di Amsterdam, lettere fra bordighisti
19Prometeo, 6 novembre 1932. La crisi dell’economia Russa
20 Jean Ellesistein, storia del fenomeno staliniano, Editori Riuniti, Roma pag. 201
21 Jean Ellesistein, storia del fenomeno staliniano, Editori Riuniti, Roma pag. 20

2. Agricoltura

Il tentativo di sviluppare il capitalismo in Russia tramite il controllo statale della NEP doveva essenzialmente passare, in un paese dove l’agricoltura occupava l’87% della popolazione, per le campagne.
I contadini che ancora erano legati ad una gestione patriarcale del loro appezzamento, dove la legge della comune contadina predominava, perpetuando una produzione agricola arretrata, insistendo a battere strade tradizionali, rinunciarono a qualsiasi innovazione che potesse garantire loro una migliore redditività della terra, nello stesso tempo, la comunità di villaggio, ostacolava la mobilità della forza lavoro che si voleva trasferire in città non permettendo ai contadini di abbandonare i loro appezzamenti in modo che la comunità avesse sempre a disposizione lavoratori sufficienti per far fronte agli obblighi verso lo stato. Anche se le riforme di Stolypin potevano, violentemente, aver ottenuto il risultato di far uscire molti contadini dalla comunità di villaggio creando, con la legge del 1910, proprietari privati che potevano lavorare su poderi compatti anziché su terreni sparsi sottoposti alla ridistribuzione del mir, prima la guerra mondiale, che vide coinvolti inevitabilmente gli stessi contadini, poi la guerra civile, con le sue requisizioni forzate, annullarono l’iniziale trasformazione della gestione finanziaria della agricoltura. Si segnalarono rivolte che denunciavano il palese malcontento dei contadini; e la istituzione, voluta dalla stessa nomenclatura politica al potere, della nuova economia partì proprio per far fronte al diminuito consenso che veniva dai contadini russi. Consentendo all’agricoltore di vendere le proprie eccedenze sul mercato dopo aver pagato una tassa allo Stato, si ristabilì una struttura sociale che vedeva il contadino ricco, possessore di terra e di mezzi sufficienti per produrre eccedenze, di appropriarsi di quel mercato che dette la possibilità a lui di arricchirsi e nello stesso tempo di stimolare con la sua domanda beni di consumo, sia per far fronte a bisogni personali e sia per apportare migliorie nella lavorazione del suo appezzamento.
Certamente le condizioni di vita e di produzione ancora nel 1928 non potevano considerarsi eccellenti e il trascinamento della produzione agricola della industria era ancora lontano dall’avvenire .
La terra veniva per lo più lavorata con un vecchio aratro di legno, la soha, risalente ai tempi dei faraoni. Le bestie da tiro erano ancora una rarità. Le carestie causavano ancora la morte di molte persone 1 .
La liberalizzazione delle campagne e il conseguente sviluppo del capitalismo portava ad una inevitabile differenziazione fra i contadini che data la situazione molto spesso si differenziavano per i loro livelli di diversa povertà, fra chi aveva una mucca e chi non la possedeva potevano esserci delle differenti opportunità in quella situazione di estrema povertà. Comunque, anche con i suoi limiti rintracciabili nella mancata opportunità di espressione politica data al contadino ricco il quale si sentiva considerato come un nemico dello stato sovietico che gli impediva di votare se raggiungeva un numero di venti persone che lavoravano nel suo terreno, questa situazione portò molti contadini a frenare le proprie attività imprenditoriali.
Seppure questa situazione non portò tutti quei vantaggi auspicati dalla teoria questa aveva almeno avuto il merito di aver dato al contadino la possibilità di avere un proprio appezzamento, aspirazione realizzatasi almeno per alcuni con la istituzione della NEP. Ma nel 1927, proprio quando si incominciava a vedere dei risultati positivi, la terre sottoposte a coltura già incominciavano a superare, seppur di poco, la produzione prebellica, il XV congresso del partito comunista russo, quello che espulse Trotsky e Zinoviev iniziò la campagna contro i kulaki, decretando la fine della NEP e l’inizio della industrializzazione forzata con il primo piano quinquennale. Nel 1928 si applicò, contro i contadini ricchi, l’art 107 del Codice penale che prevedeva, contro chi “speculava” con la propria produzione di cereali, la confisca dei propri beni 2. A giugno dello stesso anno venne inasprita la pressione sugli “speculatori”, con l’applicazione dell’art. 61 dello stesso codice penale colpendo tutti quelli che non avessero consegnato i cereali allo Stato con oltre alla confisca dei loro beni anche con pene detentive fino a due anni e la deportazione in terre inospitali. Il baniaky, il contadino povero fu chiamata a collaborare con le autorità. Contro questo inizio di oppressione, da parte della politica stalinista ormai orientata alla edificazione dei colcos (aziende collettive) per far fronte alla mancanza di grano e creare parallelamente aziende statali (sovcos), Bucharin espresse la sua convinzione che i colcos non erano in grado di fornire sufficiente grano, nell’immediato, perché lo Stato non era in grado di fornire immediatamente i materiali necessari, ed a suo avviso bisognava rilanciare l’azienda individuale, normalizzando così anche i rapporti con i ceti rurali ed incentivando la proprietà individuale capace di accrescere una domanda interna che poteva andare a favore della produzione industriale.
Stalin non dette minimamente alcun credito a quello che l’opposizione diceva, attuando nelle campagne dal 1929 al 1930, con metodi che ricordavano il comunismo di guerra, la collettivizzazione forzata che tanta disperazione e morte seminò tra i kulachi costretti o ad entrare nei colcos o ad emigrare nelle città industriali.
La produttività per i beni di consumo andò rapidamente diminuendo. L’attuazione dei piani quinquennali, volti soprattutto all’accrescimento della grande industria, portò l’agricoltura al completo disfacimento; i kulaki furono uccisi o internati nei campi di concentramento, l’Ucraina fu devastata da una spaventosa carestia, i contadini preferirono mangiare le proprie mucche e i propri cavalli piuttosto che consegnarli al Kolchoz. Inevitabili furono le critiche degli antistalinisti italiani che espressero attraverso l’analisi di Bordiga il loro disappunto per l’operato di Stalin e del suo gruppo.
Punto centrale della critica di Bordiga alla edificazione di aziende collettive e statali fu innanzitutto la non identificazione di queste con il socialismo, ma fu criticata anche la eliminazione dello sviluppo capitalistico nelle campagne, sostenendo anzi che dopo le stragi compiute nei confronti dei kulaki furono dati degli appezzamenti di terreno e un numero limitato di animali da cortile e animali per lavorare la terra ad uso privato a tutti coloro che “avevano accettato” di lavorare nel colcos. Tutto ciò non poteva stimolare il proprietario dell’appezzamento concesso dallo Stato ad un miglioramento della propria produzione. Perché con una estensione di un ettaro non ci si poteva certamente mettere in competizione con un mercato nazionale, ma anzi fece regredire la produzione ad un semplice possedimento individuale per far fronte ai soli bisogni personali; “... ciò prova che nella campagna russa non vive la rivoluzione socialista, non solo, ma nemmeno vi è riuscita ad allignare la rivoluzione capitalistica, che nelle città e nelle industrie ha proceduto a passi giganti . Questo divario è di tutte le rivoluzioni borghesi, in cui il capitale si impadronisce di tutto il potere. Ma in Russia esso non è riuscito a soggiogare e battere, nemmeno politicamente, le forme di piccola produzione...” 3
Stalin creò un ibrido fra salariato, nel colcos, e piccolo proprietario, nel suo appezzamento, con il risultato che nel colcos non aveva nessun interesse a produrre e nella sua proprietà nessuna possibilità, una volta soddisfatti i bisogni alimentari della sua famiglia, di progredire, così abbiamo una proprietà privata gestita dalla comunità famiglia la quale non paga allo stato nemmeno una imposta per tutti i benefici che gli ha anticipato, tranne che quello di vendergli il grano al di sotto del prezzo di mercato, divenendo così classe, nella terminologia marxista, parassitaria, “sono palesemente parte del prelievo sociale – statale di plusvalore fatto a carico del proletariato industriale e sono in relazione al basso tenore di vita nelle città”4. Il colcosiano riesce ad avere i benefici dello Stato grazie, e non può essere altrimenti, al lavoro degli operai nelle fabbriche; “Lo Stato capitalista russo mettendo alla frusta i lavoratori dell’industria ha investito un capitale colossale nelle campagne:” e come se non bastasse “la resa di un tale capitale è stata inferiore a quella che avrebbe ottenuto un’economia agraria di impresa privata ...” 5.
La bassa produzione del colcos ha determinato successivamente la bassa immissione di derrate alimentari nelle città costringendo gli operai a lavorare nelle fabbriche anche per il colcosiano ed a fare le file davanti i negozi per dar da mangiare alla propria famiglia, grande paese doveva essere la Russia nei periodi dei piani quinquennali; il contadino poteva consumare quello che produceva e in più percepiva il salario in base alle giornate lavorate nel colcos, mentre l’operaio che viveva in città vedeva diminuire la sua razione alimentare, posta in razionamento e nello stesso tempo doveva aumentare la produttività nella fabbrica dove lavorava.
Ancora Bordiga insiste nell’attaccare la forma di conduzione agricola inventata dal gruppo dirigente stalinista dichiarando che “La comune agricola (il Mir) deve invece considerarsi la forma più spinta, anche rispetto al moderno colcos, che ha preso origine dall’artel, nome della corporazione contadina del medioevo, col quale nome, scambiato a piacere con quello di colcos, lo statuto ufficiale designa la stessa forma attuale.” 6 Nella comune tutto veniva distribuito in parti uguali nel colcos si riceve un compenso in denaro e poi si ritorna sul proprio campicello per assicurarsi di che vivere.
Basso rendimento dell’agricoltura soprattutto se, rapportato negli anni con l’aumento della popolazione, opinione in contrapposizione con i dati messi a disposizione dai sovietici i quali mettono in rapporto la crescita della produzione agricola non in rapporto alle migliorie apportate sui terreni lavorati, che d’altronde non furono mai rilevanti, ma con l’estensione dei terreni messi a coltura. Ed ancora al XX congresso del partito comunista dell’Unione Sovietica (PCUS) nel 1956 si parlò di orientare gli investimenti sulla industria leggera. Ma i fini per raggiungere tale scopo furono posti sull’esigenza di aumentare i redditi dei colcosiani e di diminuire le tasse sul piccolo appezzamento dato loro in concessione per far fronte alle loro esigenze familiari. Scopo di tale politica era quello di stimolare la produzione agricola accompagnato da un aumento delle terre coltivabili. 7 Proprio la necessità di estendere le coltivazioni ad altre terre, senza tener conto delle capacità delle nuove tecnologie, dimostra lo scarso interesse da parte delle autorità russe verso l’aumento dei beni di consumo, ottenibili non con l’estensione di terre messe a coltura ma con l’immissione, nel lavoro agricolo, di macchinari capaci di produrre le eccedenze per il un normale incremento produttivo.
Perpetuando ancora nell’errore di pensare di essere la società più perfetta che potesse esistere al mondo non furono portate migliorie in nessun settore, tutto rimase uguale a prima.

Note
1 Moshe Lewin, Contadini e potere sovietico1928–1930, Franco Angeli, Milano,
pag. 32
2 Moshe Lewin, Contadini e potere sovietico 1928 – 1930, Franco Angeli, Milano,
pag. 32
3 Amaedeo Bordiga, struttura sociale ed economica della Russia d’oggi, Contra, Milano, pag. 151
4 Amaedeo Bordiga, struttura sociale ed economica della Russia d’oggi, , Contra, Milano, pag. 145
5 Amaedeo Bordiga, struttura sociale ed economica della Russia d’oggi, , Contra, Milano, pag. 148
6Amaedeo Bordiga, struttura sociale ed economica della Russia d’oggi, , Contra, Milano, pag. 161
7 Fabio Bettanin, pro e contro Stalin, Franco Angeli, Milano, pag.133

3. Isolamento politico ed eliminazione delle opposizioni

Il 1923 segnò il declino politico di Bordiga. Nel febbraio viene arrestato. Nel giugno la dirigenza del partito fu sostituita per ordine dell’Internazionale da Togliatti, Terracini e da Scoccimarro. A questo punto doveva reclamare il suo posto nell’Esecutivo avuto con regolare votazione a Roma nel 1922. Ma si sarebbe voluto da lui l’adeguamento alle condizioni imposte dall’Internazionale, la quale vedeva ancora nella tattica del fronte unico con il PSI l’unica vera opposizione al fascismo. Bordiga nel 1923, dopo aver rifiutato qualsiasi incarico all’interno del comitato esecutivo (C.E), fondò a Napoli la rivista di cultura sociale il “Prometeo”. Nel Prometeo non appaiono, inizialmente, forti dissidi anzi in alcuni punti c’è una esaltazione e un difendere a tutti i costi l’operato politico della Russia come a proposito degli accordi commerciali con l’Italia; “L’URSS riconosce il governo di Mussolini. Le conseguenze non sono quelle di imborghesire la Russia, come certa stampa va affermando, essa è governata da uomini che mantengono fede al comunismo.” 1 . Nel Prometeo del marzo del 1924 “morte di Lenin” si ricorda la necessità della NEP riportando articoli di Lenin che mettono in evidenza il carattere capitalistico della nuova economia cercando di portare della chiarezza politica all’interno del partito; “se la nascita della rivoluzione in Germania ritarda ancora, spetta a noi il compito “di imparare” dal capitalismo di stato dei tedeschi di compiere tutti gli sforzi per trapiantarlo nel nostro stato sovietista [...] adottare questo prodotto della civiltà occidentale da parte della barbara Russia, di non rifuggire nessun mezzo barbaro nella lotta contro la barbarie”.2
Anche se non si verifica la rottura definitiva con le posizioni dell’Internazionale nel giornale traspare quello sforzo di affrontare questioni di principio che caratterizzeranno tutto l’operato della opposizione dei “sinistri” italiani. Come nell’articolo apparso sul Prometeo del 15 maggio 1924 dove si cerca di mettere in evidenza l’inopportunità del sistema maggioritario all’interno della internazionale comunista con l’obbligo di uniformarsi disciplinatamente alle decisioni prese; “Il criterio della disciplina per la disciplina , viene in date situazioni, adoperato dai controrivoluzionari e serve per ostacolare lo sviluppo che conduce allo sviluppo del vero partito rivoluzionario” ribadendo la necessità della chiarezza della reale situazione politica ed economica “la nostra opinione su tale problema è che non si possa risolvere dell’organizzazione e della disciplina nel seno del movimento comunista senza tenersi in stretto rapporto con le questioni di teoria , di programma e di tattica”.3
Le decisioni prese dal comitato esecutivo (C.E.) della internazionale comunista (IC) erano già diventate pressioni invalicabili per il gruppo che si opponeva ad esse. In particolare per il fronte unico si ebbe una riunione, dopo le elezioni del fascismo, dove alla fine Repossi e Fortichiari, gli unici rimasti in libertà dopo gli arresti del ’23, avevano si dato il loro consenso alle decisioni prese dall’internazionale comunista, ma avevano espresso perplessità a proposito della unione con il PSI e per questo vennero convocati ad un colloquio con Humbert Droz, uomo di fiducia dell’Internazionale chiamato più volte in Italia per far allineare i dissidenti, il quale pretese un’accettazione incondizionata e disciplinata verso le posizioni assunte da Mosca.
Per chiarire l’orientamento che il partito comunista d’Italia (PCd’I) doveva assumere in quel momento fu convocato a Como un convegno.
La sinistra continuò a sostenere le posizioni approvate a Livorno e a Roma, ribadendo che il fascismo era un modo di agire della classe capitalistica e non bisognava esporsi ad esperienze frontiste “ atte soltanto a fare il gioco della borghesia e a seminare zizzania fra le file del proletariato”. Il voto finale di Como riportò la vittoria schiacciante dei sinistri con 41 voti a loro favore, 10 alla destra (Tasca) e soltanto 8 al centro di Togliatti e di Gramsci4. Nonostante l’esito inequivocabile del convegno non ci furono cambiamenti da parte del centro, ed il partito rimase nelle mani della minoranza retta da Mosca.
Al V congresso dell’Internazionale Bordiga prese la decisione di attaccare direttamente la dirigenza russa, accusandola di non far partecipare i partiti europei alle problematiche che si erano andate a creare in seno al partito comunista dell’Unione Sovietica (PCUS).
Togliatti dovette intervenire e prendere, davanti all’assemblea le distanze, questa volta definitive, dalla politica dei sinistri. Accusò Bordiga di aver avuto una posizione intransigentemente marxista nella gestione del partito, causando apatia e distacco politico degli operai, proponendo in sostanza la chiusura del periodo del partito di quadri rivoluzionari dando inizio al partito di massa.
Ancora nel congresso di Napoli Bordiga ribadì le posizioni del suo gruppo verso la politica dell’Internazionale Comunista; “Antitesi fondamentale non è fascismo antifascismo, ma resta per noi immutata la vecchia antitesi dominio del capitalismo – dominio del proletariato [...]”5. Questo intervento decretò la rottura politica con Gramsci il quale sapendo che a Napoli i sinistri avevano la maggioranza evitò, e fu la prima volta e non l’ultima che il PCI usò questo metodo a dir poco autoritario, di fare la votazione finale. Subito dopo il Prometeo fu improvvisamente soppresso 6. Ormai ogni forma di opposizione nel PCI era stata annullata, l’imposizione del PCUS diventò man mano sempre più determinante nelle discussioni all’interno della Internazionale e di ogni partito comunista europeo.
Cresceva intanto a Mosca la pressione di Stalin. Il georgiano si avvaleva senza ormai nessun scrupolo della acquisita carica di segretario del partito bolscevico, del quale stava diventando il dominatore, per manovrare gli organi direttivi di tutti i partiti aderenti. La campagna sempre più aspra contro Trotski, condotta sia con la diffamazione, sia con lo sfruttamento di vecchi dissensi, mirava a distruggere l’influenza che poteva avere sulle decisioni del comitato centrale.
La stessa sorte toccherà ai dirigenti del vecchio partito comunista d’Italia (PCd’I) che forti ancora delle decisioni prese a Livorno per dare il definitivo senso storico al loro partito, venivano ora estromessi con scuse ridicole, anche dalle segreterie delle federazioni elette dalla maggioranza nei congressi provinciali. A Napoli Bordiga veniva sostituito con il pretesto che la polizia gli avrebbe impedito di lavorare. Fortichiari veniva destituito perché “aveva mansioni speciali in campo nazionale” uguali interventi truffaldini venivano applicati alle federazioni di Torino, Roma, Alessandria, Cremona ed in altre città .7 Il delegato italiano Mauro Scoccimarro in sostituzione di Togliatti partecipò a Mosca all’Esecutivo allargato dell’Internazionale dando ampie assicurazioni agli staliniani sull’ormai consolidata e ampia prevalenza della corrente Gramsci – Togliatti nel partito italiano.
Si formò il comitato d’intesa per far fronte alla situazione politica con Damen, Fortichiari, Repossi, Girone (redattore dell’Unità), Gullo, Perrone, Venegoni. Scattò immediatamente una campagna diffamatoria e intimidatoria contro queste persone 8.
Così si scriveva sull’Unità il 2 luglio 1925; “[...] per assicurare la completa libertà di discussione ideologica in previsione del Congresso del Partito. Esso condanna in modo assoluto ogni organizzazione di frazione all’interno del Partito e approva le misure prese dal CC per lo scioglimento del Comitato d’Intesa che costituisce il nucleo di una frazione disgregatrice del Partito”.9
Così rispondevano, sempre sull’Unità del 18 luglio 1925, i firmatari del C.d’I., facenti parte della frazione di sinistra del PCI, come loro stessi si firmarono nei loro giornali e nei loro documenti; “noi accusati di frazionismo e scissionismo dinanzi ad una eventualità di una rottura con il partito sacrificheremo all’unità di esso le nostre opinioni, eseguendo una intimidazione che riteniamo ingiusta e dannosa al Partito”
Immediatamente il 19 luglio con tre righe l’Unità informava che il Partito aveva sciolto il Comitato d’Intesa “Un documento indegno di comunisti
firmato da Bordiga, Damen, Fortichiari, Repossi, Girone, Gullo, Perrone, Venegoni.. Si accusa il PCI di non tener conto delle loro posizioni” e per garantire la democrazia all’interno del partito si intima loro di “non opporsi con il frazionismo” e di tenere alla unità del Partito. 10
Oltre all’intervento del partito comunista italiano, sui sinistri si fece avanti anche Mosca mandando il rappresentante della Internazionale a Milano, dove convocò i responsabili del C.d’I. e li minacciò senza mezzi termini di sciogliere al più presto il comitato altrimenti avrebbero ricevuto un provvedimento pubblico di espulsione dal partito.
Posta la condizione che tutti i provvedimenti disciplinari contro i sinistri fossero stati annullati e si sarebbe accordata la facoltà di discutere liberamente gli argomenti dell’imminente Congresso i promotori dichiararono sciolto il Comitato d’Intesa. Le garanzie assicurate da H. Droz non vennero mantenute dall’agente dell’Internazionale e dal partito11.
La bolscevizzazione, cioè la sottomissione incondizionata delle frazioni alle decisioni della Internazionale era ormai da definirsi prassi normale dei partiti affiliati a Mosca.
Scoccimarro sull’Unità del 28 giugno 1925 “La nostra parola d’ordine della bolscevizzazione è legata alle decisioni del V Congresso, dalla quale essa prende il suo significato di lotta contro l’opportunismo (dei sinistri) sino alla sua eliminazione completa dalle nostre file” e rincarando la dose di cieca aderenza alla linea congressuale, si da la possibilità agli oppositori della linea di correggersi ma non di continuare a esprimere la propria opinione “La bolscevizzazione non significa l’esclusione dalle file del Partito di tutti i compagni che non sono interamente d’accordo su tutte le questioni delle direzioni dei vari partiti. Nell’IC vi deve essere sempre la possibilità di riconoscere gli errori commessi e di correggersi da essi”. 12
La preparazione al congresso di Lione venne fatta dal PCI in modo tale che la sinistra venne rappresentata soltanto da Bordiga. Presenti invece tutti quegli elementi del Partito comunista e della Federazione giovanile comunista che al cento per cento garantivano il dovuto zelo alla linea di Gramsci e Togliatti. La sede della conferenza non fu presa a Milano, come aveva proposto la federazione di quella città, e giustamente Fortichiari fa notare che quella sede non poteva far comodo ad un partito il quale voleva garantito il voto di maggioranza e Milano garantiva ancora il suo consenso alla sinistra 13.
Anche Berti che certamente alle posizioni dei bordighisti non ha mai aderito ha scritto “ se la conferenza di Como fu preparata troppo poco, anzi per nulla, e diede, quindi, i risultati ben noti, il Congresso di Lione [...] fu, forse, preparato un po’ troppo nel senso che preliminarmente la Conferenza di dicembre separò il grano dal loglio e fece in modo che a Lione l’estrema sinistra bordighiana venisse rappresentata in maniera non adeguata alle forze che ancora essa contava nel Partito”14.
Il centro di Togliatti e di Gramsci e la destra di Tasca ottennero il 90,8 per cento dei voti la sinistra ottenne il 9,2 15.
Nel 1926 Bordiga andò a Mosca per partecipare al VI esecutivo allargato dell’IC. Stalin aveva ormai preso il controllo su tutte le decisioni che venivano prese all’interno del suo partito e sembra anche sui partiti facenti parte dell’IC, senza lasciare nessuno spazio ai suoi antagonisti.
Al VI esecutivo allargato dell’internazionale comunista si discusse sulla bolscevizzazione dei partiti comunisti, che già abbiamo visto come venne accolta in Italia, e sulla lotta contro Trotsky. In questa situazione Bordiga volle avere una discussione separata insieme a tutta la delegazione italiana, direttamente con Stalin, documento dell’archivio Tasca riportato da Berti , il quale partecipò all’incontro come rappresentante della Federazione giovanile, nel suo libro i primi dieci anni del PCI. Le cose andarono così: Ercoli (Togliatti) riportò in una riunione, il giorno prima dell’incontro con Stalin, una tesi politica di Zinov’ev presentata all’esecutivo allargato. Bordiga prese la parola ed espresse il suo disappunto verso le posizioni di Zinov’ev in quanto esse non facevano alcun riferimento alla situazione politica interna della Russia e, tantomeno, alle sue prospettive di sviluppo verso il socialismo, dopo aver espresso il suo parere si alzò e se ne andò dicendo che non aveva alcun motivo per rimanere. Togliatti preoccupato dall’atteggiamento avuto da Bordiga organizzò immediatamente per il giorno successivo l’incontro con Stalin. L’attacco frontale rifletté tutti i punti fondamentali che Trotski andava esponendo – sembra che ci fu un colloquio fra Trotschi e Bordiga prima dell’incontro con Stalin – come oppositore alla linea del CC.
Dopo una spiegazione sulla situazione dei contadini alla quale furono date delle concessioni per meglio sviluppare i loro interessi privati, che dal 1929 gli verranno violentemente negati, si passò a porre domande sul malcontento operaio: “che valore ha” chiede Bordiga “l’opposizione operaia a Leningrado?” e subito ebbe una risposta tipica dello stalinismo “Non si tratta di operai ma di uno sparuto gruppo di dirigenti” continuando cercando di incalzare con la sua risposta anche la sua opposizione interna “rassomigliano al gruppo che alla vigilia dell’ottobre 1917, prima dell’insurrezione, non credeva alla riuscita dell’insurrezione e si pose contro le decisioni del Comitato centrale scrivendo apertamente che quell’insurrezione era impossibile”. Replica subito Bordiga facendogli notare che forse in quel gruppo era presente anche lui “Nel 1917 il compagno Stalin non era anche lui contro Lenin? Anche sulla questione della pace nel 1919 – Brest Litoski – non è stato egli in disaccordo con Lenin?” a questo punto ricorda Berti “Stalin rifletté più a lungo del solito prima di rispondere, poi rispose che non nell’ottobre del 1917 ma prima delle tesi di aprile di Lenin e particolarmente nel marzo 1917, quando si discuteva sul carattere della rivoluzione in Russia, egli aveva avuto su quella questione delle esitazioni, ma dall’aprile in poi egli si era trovato d’accordo con Lenin così com’era stato d’accordo con Lenin nel 1919 contro la continuazione della guerra” nel verbale, questa dichiarazione di disaccordo con Lenin nel 1917, fu eliminata al suo posto fu inserita la seguente dichiarazione “No io non fui in disaccordo con Lenin. Tutti eravamo contro la continuazione della guerra [...]” chi doveva fare della personalità un culto non poteva aver avuto delle esitazioni proprio nel momento cruciale della rivoluzione.
La discussione continuò inevitabilmente toccando la fallita insurrezione tedesca che Bordiga attribuiva alla politica dei fronti unici imposti dalla dirigenza sovietica la quale dava la colpa a Trotsky.
Successivamente Togliatti chiese se le questioni discusse al congresso potevano coinvolgere le prospettive riguardanti gli sviluppi dell’internazionale comunista, Stalin risponde “Le nostre prospettiva sono quelle in generale dell’Internazionale comunista”. Questa risposta fa immediatamente intervenire Bordiga che conosce bene quali prospettive la internazionale comunista ha riservato alle opposizioni, con decisione domanda: “Il compagno Stalin pensa che lo sviluppo della situazione russa e dei problemi interni del Partito russo è legato allo sviluppo del movimento operaio internazionale?” Stalin “Questa domanda non mi è mai stata rivolta. Non avrei mai creduto che un comunista potesse rivolgermela. Dio vi perdoni di averlo fatto”.
Continua Bordiga portando avanti la problematica dello sviluppo del socialismo in Russia “il compagno Stalin dica che cosa accadrà in Russia se non si verifica entro un certo periodo di tempo la rivoluzione proletaria in Europa” Stalin da qui una prima risposta su quella presa di posizione che successivamente si esprimerà nel socialismo in un solo paese “Se sapremo ben organizzare l’economia russa , essa è destinata a svilupparsi, e con essa è la rivoluzione che si sviluppa. Il programma del nostro partito dice che noi abbiamo il dovere di diffondere la rivoluzione nel mondo con ogni mezzo e noi lo faremo. Non è affatto escluso che se la borghesia non ci attacca prima non saremo noi costretti ad attaccarla. Certo la borghesia ha lasciato passare, per attaccarci il momento buono, quando noi eravamo deboli. Oggi siamo più forti. [...] la marcia su Varsavia fu un errore tattico e non di principio.” Dopo questa dichiarazione che non lasciava più nessuno spazio alle posizioni internazionaliste Bordiga incalza “Ritiene il compagno Stalin che nel determinare la politica del Partito russo sia necessaria la collaborazione degli altri Partiti comunisti i quali rappresentano l’avanguardia del proletariato rivoluzionario?” Stalin: “Senza dubbio è necessaria e noi la desideriamo. A questo scopo il nostro Congresso ha approvato la risoluzione secondo la quale i grandi Partiti della I.C. devono collaborare in modo effettivo alla dirigenza della Internazionale” Bordiga più specificatamente: “Questa collaborazione dovrebbe già avere luogo per la recente discussione. Le questioni trattate dal Congresso russo dovrebbe quindi essere trattate all’attuale Esecutivo dell’I.C.?” Stalin a questo punto risponde seccato “Occorre osservare che queste questioni sono essenzialmente russe. Inoltre i partiti occidentali non sono ancora preparati a discutere di esse Per questo la centrale del PCR ha inviato ai partiti dell’I.C. una lettera in cui si chiede che non venga trasportata la discussione recente russa negli altri partiti. Questa risoluzione è stata approvata anche dalla opposizione ed è stata fatta sua dal presidium dell’I.C. Noi abbiamo fatto ciò anche per evitare che si ripetesse ciò che è avvenuto per le recenti discussioni con Trotsky, le quali vennero trasportate in alcuni partiti in modo artificiale e meccanico”. Bordiga: “ Non credo che questi argomenti abbiano un valore decisivo. Anzitutto, se si voleva non discutere delle questioni russe a questo Allargato, doveva essere l’Allargato stesso a decidere in questo senso. In secondo luogo i problemi che sono stati toccati nella discussione russa non possono essere considerati come solamente russi,. Essi interessano i proletari di tutti i paesi. Infine il fatto che l’opposizione abbia acconsentito non ha alcun valore”.
Stalin: “[...] bisogna badare alla sostanza delle cose. La posizione che ha il Partito comunista russo nell’Internazionale è tale che non si può pensare sia possibile risolvere con la procedura i problemi che toccano i rapporti fra il Partito russo stesso e la Internazionale e gli altri Partiti Certamente la posizione del Partito russo stesso all’interno dell’Internazionale è privilegiata. [...] Sappiamo che quando i compagni russi parlano nel Presidium è difficile che i compagni degli altri Partiti li contraddicono e questo anzi non ci fa piacere. Noi abbiamo anche altri privilegi, quello ad esempio che l’Internazionale risiede a Mosca, quello di aver vinto la rivoluzione. Noi siamo però pronti a trasportare la sede dell’Internazionale in un altro paese non appena la rivoluzione sarà stata altrove vittoriosa.” E sembra a questo punto rivolto a Togliatti “ Come si vede non si tratta di un errore di procedura . Inoltre la difficoltà di procedura è un a questione assai piccola in confronto delle difficoltà alle quali ci troveremmo se riaprissimo la discussione russa al Plenum dell’Allargato. Questo infatti vorrebbe dire riaprirla nel Partito russo. [...]”16. Dopo il colloquio avuto con Stalin Bordiga fece il suo discorso al Plenum dell’internazionale comunista. Criticò la bolscevizzazione, la pretesa assurda a suo parere di eguagliare la posizione pre rivoluzionaria della Russia con quella dei paesi occidentali e accusò i tre partiti comunisti più grandi dell’Europa, tedesco, francese e quello italiano sulla pretesa di uno spostamento delle classi intermedie in favore della classe operaia. In particolare sull’operato del Partito italiano nella questione di Lione chiedendone l’annullamento all’Esecutivo dell’Internazionale.
Ma la requisitoria più importante la fa contro il Partito russo, prima si chiede se è formato ancora “dalla vecchia guardia leninista” lasciando trasparire, nel suo discorso, i contrasti che tra questa e i nuovi dirigenti stavano all’ora emergendo, poi affronta nel suo discorso la tematica della mancata possibilità, all’interno dell’internazionale comunista, di qualsiasi possibilità di opposizione politica “[...] Mentre, dalle diverse parti, si invoca, con altrettanto vigore, il diritto di parlare in nome del bolscevismo, si accusano i dissenzienti da allontanarsi dal vero leninismo” e subito dopo arriva ad attaccare i dirigenti del “Partito egemone”, attacco che non verrà più ripetuto dalla tribuna dell’internazionale comunista “La nostra organizzazione è simile ad una piramide ed essa deve esserlo perché da tutte le parti si deve confluire ad una cima comune. Ma questa piramide riposa sulla sua cima e il suo equilibri è troppo instabile. Bisogna capovolgerla”17 .
Ed ancora, forse per primo nel 1926, accusa “In questi ultimi tempi si pratica nei partiti uno sport che consiste nel colpire, intervenire, spezzare, aggredire; ed in questi casi i colpiti sono spesso degli ottimi rivoluzionari. Trovo che questo sport di terrore all’interno del partito non ha nulla in comune con il nostro lavoro” incalzando, Bordiga, fa presente, che nelle società dove viene applicato sistematicamente il codice penale sta succedendo qualcosa di losco, da questa regola non esclude la Russia 18. Togliatti dopo l’intervento del suo antagonista politico all’interno del suo Partito, ricordandosi anche del monito lanciatogli da Stalin nel colloquio sopra riportato, di fronte alla Internazionale, si preoccupò di prenderne subito le distanze da quelle posizioni politiche; “[...] Ciò che non dobbiamo mai permettere è il tentativo di allontanarci in qualche modo dai nostri principi, che” sottolineando adesione al principio della bolscevizzazione “non sono altro che il leninismo, la tattica elaborata dal Partito comunista russo sulla base delle sue esperienza rivoluzionarie”19.
Eppure lo stesso Togliatti sapeva del testamento di Lenin nel quale venivano messi in rilievo i limiti ed i metodi politici di Stalin, poteva informare, anche lui, tutti, della realtà russa, ma non lo fece. Divenendo lui e il suo gruppo dirigente i maggiori fiduciari del partito russo coprendo, non vedendo e non parlando delle malefatte che sotto i loro occhi, soprattutto per chi durante il periodo fascista dovette rifugiarsi in Russia, accadevano. Si potrebbe spiegare, ed umanamente capire, con il fatto che trovandosi in Russia erano sottoposti ad un continuo ricatto, ma una volta tornati in Italia hanno continuato a tacere mantenendo il “mito Stalin” per proteggere i loro immediati interessi elettoralistici e parlamentari continuando ad essere nel dopoguerra quel “partito della Russia” che cercava di collegare gli affari economici italiani ai possibili investimenti nella “Patria del socialismo reale”, si veda la vicenda della città Togliattigrad dove la FIAT impiantò le sue fabbriche, e il partito comunista italiano fu uno dei massimi sostenitori di questa operazione.
Subito dopo il discorso di Bordiga al VI Plenum allargato dell’internazionale comunista la sinistra italiana cominciò ad organizzare la sua reazione, contrastata dalle continue pressioni messe in atto dalla polizia italiana e dalla contrapposizione politica messa in atto dai dirigenti del patito comunista italiano, cercando di unificare le varie posizioni presenti nel gruppo dei sinistri. Da una lettera che Ambrogi scrive a Perrone nel gennaio del 1927 si sente la necessità di unire tutta l’opposizione delle frazione di sinistra contro le posizioni russe. Informando che in Russia Trotsky, Zinov’ev e Kamaniev “Costituiscono una unità, secondo le affermazioni di Trotsky. – nella discussione che ci fu all’interno del Partito russo dopo la seduta dell’allargato – Essi non sono disposti ad abbandonare la lotta” Ammettendo che esistono troppe correnti della sinistra “si potrebbe raggruppare intorno a sé ed unificare lo svolgimento ideologico delle opposizioni oggi disperse ed impotenti. Determinando nell’Internazionale un vasto movimento organico ed efficiente”20.
Al seppur, ancora debole, antagonismo che la sinistra voleva far risentire all’interno della Internazionale risponderà efficacemente la reazione degli stalinisti italiani, ben istruiti dal centro russo, giudicando, in perfetta linea, Trotsky come un “eretico” ed ormai ritenendo la NEP non più attuabile “in un paese che si propone per lo sviluppo del socialismo in un solo paese. Bisogna sviluppare l’industria di stato” ed ai contadini agiati “non si può più proporre l’alleanza con il proletariato. Bisogna proporsi di neutralizzarli”21
I bordighisti denunciarono già dall’ora la drammatica situazione politica, sociale ed economica della Russia sovietica, espressa nei loro giornali, nelle assemblee e nelle riunioni dello stesso partito comunista italiano. La loro opposizione fu determinata dalla loro profonda onestà politica la quale seppe fare subito chiarezza sulla propagandata deformità della realtà russa.
L’elettività dei rappresentanti delle federazioni non divenne più prassi normale, il Comitato federale di Milano, normalmente roccaforte della sinistra venne composto “con la meticolare esclusione di chiunque avesse espresso opinioni di sinistra”, e Perrone esponente di quel gruppo ancora nel 1927 scrive una lettera al CE dell’internazionale comunista proponendo una regolare elezione per eleggere i dirigenti del Congresso federale i quali dovevano attenersi alle decisioni prese, successivamente, nel Congresso liberamente eletto forse a dimostrazione che la sinistra poteva essere ancora potenzialmente rappresentata grazie al consenso che tranquillamente poteva raccogliere dalla consultazione elettorale; “nell’agosto” ci ricorda Perrone “arrivò la sospensione per un mese”, allegò alla sospensione una lettera che inviò al giornale di Partito “l’Unità”, non fu mai pubblicata.
Coscienzioso della fine che avrebbe fatto la sua lettera a Mosca sarcasticamente scrive “I problemi della coscienza rivoluzionaria possono divenire indipendenti dal giudizio espresso dalle gerarchie superiori della nostra organizzazione; e ciò non perché si pretenda richiamare le teorie marxiste per sostenere un riflesso di indiretti e latenti contrasti di classe, ma perché la recente esperienza sulla condotta tenuta verso la opposizione del Partito comunista russo rende molto esitanti sulla obiettività con cui verrà esaminato il presente ricorso” avvertendo decisamente il centro che, i sinistri, non si lasceranno intimidire dalle minacce del centro e che continueranno “a combattere l’indirizzo oggi prevalente nella - suddetta - organizzazione comunista” . Elencando alla fine della lettera tutti coloro che avevano subito provvedimenti disciplinari in quel periodo “Repossi, Fortichiari, Damen, Della Lucia, Cuccaretti”22 . Tali provvedimenti vennero presi verso tutti coloro che non accettavano la linea politica del Partito. Non solo verso i “sinistri” ma anche verso i “destri” prevalse quell’atteggiamento politico il quale non lasciava alcuna libertà di espressione se non quella di accettare ciecamente le direttive del centro moscovita. . Andava crescendo una logica di partito che non era costruita affatto su una libero confronto fra le varie posizioni, creando una mentalità chiusa la quale rifiuterà di scoprire quali fossero le vere posizioni politiche del comunismo credendo alla fine che proprio lì dove lo sfruttamento “dell’uomo sull’uomo” e la repressione delle opinioni regnavano indisturbate, si trovava la patria del socialismo.
Perrone fu espulso dal Partito nel 1928, ricercando le motivazioni della sua espulsione dal partito comunista nell’archivio APC, trovando le coordinate nell’indice nel fascicolo (APC 1928 /696 / 1) il foglio relativo non è stato trovato, comunque nello stesso anno emigrò prima in Francia e poi in Belgio dove riuscì a fondare il “Prometeo” e questa volta, il giornale, fu caratterizzato per la sua aperta lotta verso le posizioni del partito russo e dei suoi partiti affiliati.
Bordiga fu arrestato dalla polizia fascista, nel 1928, portato al confino prima a Ustica e poi a Ponza, fu successivamente espulso dal PCI nel 1930. Espulsione che, possiamo presumere, venne decisa a Mosca.
Questa supposizione trova la sua conferma quando Nicoletti, esponente del CC dice, su una riunione dell’Internazionale tenutasi a Mosca e relazionata da Jacopo “A Mosca i compagni dell’Internazionale hanno criticato il partito quando hanno saputo che Bordiga non era ancora stato espulso: affermavano che Bordiga non è mai stato comunista. [...] è assolutamente necessario espellere Bordiga.”
Facendo seguire una serie di ridicole accuse per le quali si riteneva giusta l’espulsione, “1 egli si è servito della sua qualità di membro del CC per” evviva la libera espressione di pensiero “lottare contro la centrale del Partito; 2 Ha fatto la nota dichiarazione sugli articoli di Trotsky [...]” e cosa peggiore approvandone il contenuto “costituendo un aiuto alla borghesia contro la Russia sovietica” e punto terzo “ non può ignorare che l’I.C. ha votato una risoluzione nella quale si dice” addirittura “che tutti quelli che sono d’accordo con Trotsky sono automaticamente espulsi dal Partito. Questo motivo, è sufficiente per espellerlo.” Continua Nicolini “ ha chiesto di tornare a lavorare nell’isola. Mentre noi andiamo dicendo che gli operai ivi confinati stanno malissimo.” E massimo della risoluzione politica “noi non possiamo far altro che aiutare Bordiga a imbrancarsi nel gruppo merda dei confinati”.
Soprattutto prima di espellere Bordiga, come riferisce Pippo, dal partito si deve “condurre una campagna ideologica contro le posizioni che egli difende”. Garlandi prendendo la parola; “dobbiamo espellere Bordiga dandone una motivazione politica” ed ecco le motivazioni “1 Bordiga non ha capitolato di fronte all’Internazionale, continua a sostenere Trotsky quando Trotsky è bandito dalla Russia e diviene un controrivoluzionario” “2 una organizzazione” fantomatica “di base ci chiede di prendere provvedimenti contro Bordiga per le sue attività frazioniste” “3 Combatte contro la tesi di Roma” nella quale egli stesso propose e fece approvare la impossibilità del partito comunista d’Italia, da lui stesso diretto, di formare il fronte unico con il partito socialista italiano (PSI). Togliatti concluse gli interventi approvando la linea posta da coloro che lo precedettero, aggiungendo; “distruggere l’influenza che la situazione particolare esistente nell’isola permetteva a B. di avere sui compagni deportati” ammettendo così indirettamente che sull’isola esisteva non un elemento da espellere ma un intero gruppo da tenere sotto controllo ed “accertarsi che i compagni di Ponza siano giunti ad una aperta rottura con le posizioni di Bordiga” decidendo in fine che doveva essere espulso per i seguenti motivi, “aver preso posizioni politiche le quali non sono conciliabili con la posizione dell’Internazionale, per precise posizioni del IX Plenum dell’internazionale comunista e del VI Congresso mondiale” per il lavoro di frazione all’interno del partito.“[...] Inviare una lettera del CC alle organizzazioni dei deportati riferendo sui risultati di questa discussione”23.
Questo episodio sul libro della De Clementi appare come se fu il gruppo dei confinati presente a Ponza che liberamente dopo una riunione decise l’espulsione di Bordiga dal partito, ma dal documento appena riportato è chiaro l’intervento del centro spinto dalla dirigenza sovietica a decidere per l’espulsione 24. Mentre a Bordiga gli veniva notificata la sua avvenuta espulsione dal partito il CC del partito comunista d’Italia divulgava a mezzo stampa le decisioni del CC di Mosca, “[...] Considerato che le posizioni politiche di questa corrente non solamente sono in contrasto profondo, di carattere programmatico, con la linea politica dell’Internazionale e del Partito, ma tendono oggi a coincidere con le posizioni opportuniste e liquidatrici delle correnti di destra che la Internazionale ed il Partito combattono con il più grande accanimento. Considerato che la opposizione trotskista è oggi di fatto una formazione controrivoluzionaria la quale conduce sistematicamente la lotta contro il comunismo e contro l’Unione Sovietica, per spezzare le file del partito mondiale della rivoluzione. [...] Dichiara Amaedeo Bordiga espulso dalle file del Partito Comunista d’Italia” ponendo all’ordine del giorno del partito “[...] la liquidazione definitiva dei residui dell’infantilismo sedicente di sinistra”[...] . Così rispose la “sedicente sinistra”; “[...] E che cosa vale di scoperchiare i grugni di questi signori per mostrare le loro mandibole esercitate a pappare sulle spalle del proletariato. Non vale a nulla. Cresciuti all’ombra di Amaedeo Bordiga, oggi profittano del Tribunale speciale che ha ammanettato il proletariato, profittando dello sbirro fascista per tirare la freccia. E la freccia è avvelenata con la calunnia. Questi signori sanno che si serve così il capitalismo. Dalle comode e ben retribuite posizioni di oltre frontiera [...]”25

Note
1 Prometeo, 15 gennaio 1924 Rassegna di politica estera
2Prometeo, 15 marzo 1924, “Morte di Lenin”
3Prometeo, 15 maggio 1924, “Organizzazione e disciplina comunista”
4 Bruno Fortichiari, Comunismo e revisionismo in Italia, Tenerello, Torino,
pag.106-107
5 Andreina De Clementi, Amaedeo Bordiga, Einaudi, Torino, pag. 197
6 Andreina De Clementi, Amaedeo Bordiga, Einaudi, Torino, pag. 198
7 Bruno Fortichiari, Comunismo e revisionismo in Italia, Tenerello, Torino, pag. 113
8 Bruno Fortichiari, Comunismo e revisionismo in Italia, Tenerello, Torino, pag. 113
9l’Unità, 2 luglio 1925, “Un documento indegno di comunisti”
10l’Unità, 18 luglio 1925, “I membri del Cd’I contro l’Internazionale”
11 Bruno Fortichiari, Comunismo e revisionismo in Italia, Tenerello, Torino, pag. 114
12l’Unità, 28 giugno 1925, la bolscevizzazione dell’IC, il discorso del compagno Scoccimarro all’esecutivo allargato
13 Bruno Fortichiari, Comunismo e revisionismo in Italia, Tenerello, Torino, pag. 115
14 Bruno Fortichiari, Comunismo e revisionismo in Italia, Tenerello, Torino, pag. 115
15 Bruno Fortichiari, Comunismo e revisionismo in Italia, Tenerello, Torino, pag. 116
16 G. Berti, i primi dieci anni del PCI, documenti inediti dell’archivio Tasca, Annali Feltrinelli, Milano, pag. 224 - 232
17 Prometeo, 15 settembre 1928, discorso di Bordiga alla VI sessione del CE
allargato dell’I.C.
18 Gianni Corbi Togliatti a Mosca storia di un legame di ferro Rizzoli, Milano,
pag.51-52
19 Gianni Corbi Togliatti a Mosca storia di un legame di ferro, Rizzoli, Milano, pag.53
20 APC 1927 / 597/12 – 13
21 APC 1927 /597 / 17 - 27
22 APC 1927 / 597 / 33 - 39
23 APC 1930 / 828 / 1- 32
24 Andreina De Clementi, Amaedeo Bordiga, Einaudi, Torino, pag. 248
25 Prometeo, 1 giugno 1930, L’espulsione di Bordiga dal partito, Il CE della Frazione di sinistra

4. La propaganda della sinistra antistalinista

Fra tutti i mezzi di propaganda politica messi in atto dal gruppo bordighista, pronti in ogni momento a denunciare le malefatte del partito comunista al potere a Mosca e la corrispondente politica del suo partito italiano, il “Prometeo” in questo periodo fu il nodo fondamentale dove da sinistra gli antistalinisti, scappati dall’Italia trovarono le risposte alle loro domande sulla reale situazione all’interno della Russia sovietica.
Prime notizie sul giornale di opposizione antistalinista le troviamo in Belgio. Notizie che ci sono arrivate dai loro antagonisti italiani, attraverso documenti che testimoniano, indirettamente, l’importanza che rivestiva fra gli immigrati italiani in Europa ed i timori che suscitava presso i dirigenti del partito comunista italiano.
Insistenti sono i dispacci spediti da Mosca ai gruppi di lingua italiana residenti in Belgio, dove a Bruxelles aveva la sua redazione il “Prometeo”, ed in Francia, dove la presenza dei bordighisti faceva sentire il suo peso politico, veniva richiesta una “maggiore attività ideologica e politica [...] rivolta contro i sinistri” per rispondere “all’infantilismo di sinistra che fa sì che alcuni compagni si sentano attratti dalla propaganda del Prometeo”. Soprattutto bisognava rispondere agli articoli politici del Prometeo con articoli sui giornali di Partito che non richiamassero direttamente una polemica con i bordighisti ma semplicemente dovevano riportare un articolo che indirettamente distruggesse quello che i sinistri volevano pubblicizzare: Scrive a tal proposito Ercoli il 28 novembre del 1928 dalla sua comoda residenza dell’hotel Luxor di Mosca; ”Bisogna ribattere, con un articolo sui nostri giornali, le sciocchezze del Prometeo. Ad esempio, Prometeo giudica la firma del patto Kellog con l’URSS come un atto di tradimento degli interessi del proletariato. Il vostro giornale si doveva occupare in un articolo del patto Kellog sotto lo stesso punto di vista – spiegare agli operai il perché bisognava firmare tale documento. Ancora Prometeo ha lanciato la frase < Trotsky in siberia Bordiga a Ustica>. Questa frase è nettamente socialdemocratica e reazionaria.” avverte ancora Togliatti “Prometeo pubblica a tal proposito gli articoli di Bordiga sulla concezione del Partito – rispondere con la tesi del congresso di Lione e con la nostra considerazione sul capo” continuare quindi con l’applicazione delle regole imposte dal comitato centrale (CC) Russo “condannare l’attività della sinistra come attività criminale” senza lasciare alcuna opportunità di espressione “i gruppi di attività antifascisti devono richiamare alla disciplina i sinistri” e se casomai “queste misure non avranno nessun esito” si applicheranno le norme dell’inquisizione russa provvedendo “a misure disciplinari”. Ricordando nel documento che le attività dei sinistri devono essere controllate a tal proposito Togliatti, facendo riferimento alle riunioni convocate dai bordighisti a Bruxelles, invita i suoi attivisti a non partecipare pena l’applicazione delle solite “misure disciplinari” 1.
La lettera al segretario del partito comunista bolscevico (PCb) datata 2 gennaio 1929 specifica la somma di mille franchi francesi inviati al giornale di partito per contrastare l’attività del Prometeo. Nella lettera si fa notare che non solo non esisteva questa grande volontà di entrare in rapporti tesi a contrastare l’attività politica dei sinistri tra gli emigrati in Belgio ma mancavano anche di quelle persone capaci di contrapporsi a tale attività; “Il vostro giornale è abbastanza buono per soddisfare le esigenze locali della emigrazione italiana ma non è sufficiente per quanto riguarda la necessità della lotta politica al giornale di estrema sinistra" e pertanto “[…] per quanto riguarda l’organizzazione faranno venire un loro uomo”2 con il beneplacito di Mosca.
A conferma di quanto riportato, rispetto all’uomo di Mosca, la lettera successiva datata 24 ottobre 1929 riporta la preoccupazione “dei compagni del Belgio” i quali si lamentavano del fatto che “dal centro gli sia stato imposto il compagno B. che non sapeva nulla sugli emigrati italiani in Belgio”3. L’attività da parte della dirigenza del PCI, dalle comode residenze Russe, era volta ad organizzare e contrastare con ogni mezzo l’operato della frazione degli antistalinisti italiani che continuavano, fino alla caduta del fascismo, a diffondere tramite il loro maggior giornale, il “Prometeo”, la reale situazione nella cosiddetta Russia sovietica fra gli esuli italiani e dopo il 1943 ad esprimere in Italia quello che dal centro dell’Internazionale si voleva deliberatamente nascondere.
Indirettamente, nelle testimonianze scritte lasciateci nei documenti spediti dal comitato centrale (CC) italiano dalla Russia, ci sono arrivate preziose testimonianze dimostranti il peso che l’opposizione dei bordighisti, con il loro giornale ebbe in quel periodo, dove seppero esporre ciò che realmente stava accadendo. Il partito comunista italiano ebbe risposte sempre pronte, con il beneplacito di Mosca, verso le posizioni del Prometeo. Così rispondono alle posizioni politiche dei sinistri pubblicate sul loro giornale; “Ogni quindici giorni la frazione del Prometeo proclama che l’Internazionale comunista porta alla rovina il movimento operaio mondiale, [...] che i dirigenti della Internazionale, a cominciare dal compagno Stalin, sono dei traditori e delle canaglie, che il partito comunista dell’URSS sta distruggendo la conquista della rivoluzione d’Ottobre.
Con questo non hanno fatto altro che smascherare la frazione stessa del Prometeo. [...] Il Partito comunista dell’URSS ha guidato il Proletariato sovietico a realizzare in quattro anni il primo piano quinquennale, col quale sono state gettate le basi della società socialista.
La realtà ha smentito giorno per giorno le tristi profezie dei disgregatori della frazione del Prometeo. [...] Questi disgraziati predicatori di disfatte cercano oggi di rianimarsi rivolgendosi al Partito, sperando così, con un’ultima manovra, di galvanizzare le loro forze stremate” l’articolo del Prometeo propone un confronto serio fra le sue posizioni politiche e le rispettive opinioni del PCI sulla Russia, ma prosegue il relatore del documento; “Non accetto il confronto giudicando la frazione bordighista facente parte della borghesia. La politica dell’Internazionale comunista è la sola politica della classe operaia. E’ proprio questa politica che i bordighisti attaccano e denunciano come controrivoluzionaria [...] la frazione sinistra di Prometeo afferma che l’Internazionale e il PCI hanno alterato nel 1928 la base politica su cui si erano costituiti. Che cosa è avvenuto nel 1928? È avvenuto che l’Internazionale comunista ha cacciato dalle sue file il trotskismo, il quale si era sviluppato prima come frazione per disgregare il partito ed era giunta fino ad organizzare delle manifestazioni di piazza contro il potere dei Soviet. Da allora la frazione trotskista è passata sempre di più nel campo della controrivoluzione. [...] La frazione del Prometeo sostiene che l’Internazionale è un organo dello Stato russo. Essa è tornata su posizioni controrivoluzionarie. La frazione di Prometeo ha incominciato ad esaltare Trotsky quando questi ha iniziato ad attaccare la rivoluzione russa [...]”4 successivamente incomincia a calunniare i bordighisti di far parte degli agenti della polizia fascista ed accusarli di settarismo, ed è proprio l’etichetta di “fascisti” o di facenti parte ad una setta politica che verrà appioppata a chiunque avesse successivamente accusato la patria del socialismo di qualsiasi cosa a loro non gradita. Ed ancora nel 1933, dopo tante diffamazioni, non riuscivano a debellare la opposizione della sinistra “[...] nel momento presente intensificare le lotte contro il trotskismo, frazione controrivoluzionaria. Alcuni elementi fanno lavoro di disgregazione nelle nostre file. [...] Trotsky riprende la propaganda calunniosa verso l’Unione Sovietica. Egli ripete le calunnie della stampa borghese più reazionaria. [...] Denunciare al Partito chi fa propaganda delle idee trotskiste ed impedire che le nostre file siano minate da questo veleno controrivoluzionario”5
Come il Prometeo faceva lavoro di disgregazione? Come improntava le sue calunnie? Dicendo semplicemente la verità, avvertendo che già dal 1928 molti dei vecchi quadri rivoluzionari che parteciparono alla rivoluzione russa venivano imprigionati, esiliati, ed alcuni uccisi sollevando lo sdegno “di tutti i buoni rivoluzionari che non ancora corrotti dalla bolscevizzazione, sapranno ravvisare l’accanimento mostrato dallo stalinismo contro la vecchia guardia che guidò il proletariato russo alla vittoria[...]”6 ed ancora nel 1929 riportò una delle prime rivolte nei campi di detenzione organizzate da chi era stato arrestato per motivi politici; “[...] Qui [in Russia] per restare fedeli alla causa comunista si è espulsi, qui per reclamare un giudizio regolare da parte del Tribunale Speciale, si deve fare lo sciopero della fame.[...] a tutti i lavoratori a tutti i membri del partito comunista russo compagni! Nel momento in cui il compagno Trotsky, capo della rivoluzione d’ottobre, è consegnato all’arbitrio delle guardie bianche, delle crudeli misure di repressione vengono prese verso contro i migliori figli del proletariato rivoluzionario, i bolscevichi leninisti.[...] I dirigenti del partito si rifiutano di far conoscere la verità agli operai fanno silenzio su questa misura. Ai parenti ed agli amici degli imprigionati, si risponde che essi devono essere deportati in Siberia. Si dice agli stessi interessati che su richiesta della GEPEU, essi sono condannati alla deportazione in Siberia.[...] Le loro domande di scarpe, vestiti, guanti restano senza risposta. Il vecchio bolscevico Drobnis ha già le gambe gelate. Il regime nelle prigioni è intollerabile. Ogni invio ai prigionieri è proibito. E’ loro proibito comperare qualsiasi cosa a loro proprie spese. E’ proibito di comunicare fra di loro. Nessuna eccezione è ammessa, nemmeno per il comp. Wannof gravemente ammalato, e per la compagna Turman incinta di sette mesi.Per protestare contro questo imprigionamento inaudito e contro il regime intollerabile della prigione, sessantatre compagni hanno iniziato il 4 febbraio lo sciopero della fame [...]” invitando tutti i lettori del giornale a far conoscere tale situazione nelle riunioni dove partecipavano “[...] Protestate alle riunioni dei Comitati del Partito, nelle cellule, nelle redazioni individualmente o a gruppi [...] Mosca, 15 Febbraio 1929”7. Questo è in sostanza l’apporto delle prove che il Prometeo seppe mettere sempre in evidenza cercando di smascherare le calunnie degli stalinisti, “[...] In Russia secondo le varie gazzette del ministerialismo stalinista, la barca va a gonfie vele, poi confessano che l’opposizione fermenta e dirige scioperi, e si ricorre alla repressione, per aver ragione del movimento di sinistra, per modificare una realtà che resta viva e terribile.. [...] non è possibile non vedere che quei comunisti che avevano previsto già da lungo tempo il corso della situazione catastrofica che derivanti dalla falsa posizione della internazionale, e che l’hanno denunziata al proletariato quando ogni altra posizione è stata resa impossibile, sono quelli che oggi sono messi al bando, deportati, espulsi, ed anche uccisi.[...] 8. Scopo dei sinistri fu soprattutto quello di pubblicizzare le loro ragioni politiche mettendo in evidenza che la Russia non aveva più nulla della sua vecchia fisionomia bolscevica del periodo leninista anzi negli articoli la nuova dirigenza viene descritta come distruttrice di quei principi per instaurare, con una manovra “controrivoluzionaria”, definitivamente il “controllo della borghesia sul proletariato russo”, “[...] Alla difesa di questa rivoluzione sta la frazione di sinistra [...] l’opportunismo distrugge le file dell’avanguardia proletaria, mentre gli uomini di fiducia di questo stesso centrismo sabotano disorganizzano l’economia e preparano la guerra civile e la vittoria del capitalismo [...]”9 ed ancora “ Oggi la prova incontestabile è fatta che lo stalinismo si è battuto al XV congresso del Partito russo su delle posizioni cucinate e preparate dalla controrivoluzione. Il primo progetto del piano quinquennale presentato ed approvato dalla maggioranza al XV Congresso, riflette non gli interessi storici del proletariato mondiale nel suo cammino verso la consolidazione e lo sviluppo delle conquiste, ma gli interessi stiorici della borghesia [...] assicurandosi come primo successo la soppressione della sinistra russa, il principale nemico del capitalismo [...]”10 Naturalmente questa tesi è ancora tutta da dimostrare ma rimane l’importanza che assumono le denuncie fatte da questo gruppo già dalla fine degli anni venti e come la pronta notifica fatta per avvertire anche qui forse per primi le fucilazioni che avvenivano in Russia; “La lettera che riportiamo, da qualche dettaglio - i pochi particolari che possono sfuggire al controllo del centrismo – sulla fucilazione di Blumkine. Quali gli elementi di fatto che hanno portato alla fucilazione?” già nel 1930 “il possesso di una lettera di Totsky. [...] Dunque il fatto di portare una lettera di Trotsky costa la fucilazione nella Russia sovietista [...]” e già nel ’30 si mettevano in atto quelle accuse che caratterizzarono i grandi processi della seconda metà degli anni trenta “[...] secondo la versione ufficiale, Blunkine, si è pentito o si è presentato alla Gepeou ed ha rimesso la lettera di Trotsky che egli aveva portato: egli avrebbe persino domandato di essere fucilato (letterale), dopo di che Stalin avrebbe deciso di prendere la sua domanda in considerazione ed avrebbe ordinato a Menijnsky ed a Jagoda di fucilarlo.[...]" in una nota del giornale si descrive il contenuto della lettera “[...] Il suo testo non era che un corto esposto della situazione dell’opposizione estera [...] La lettera insisteva nello stesso tempo sulla necessità di misure energiche per la diffusione del bollettino in Russia” nello stesso articolo è descritto come Stalin si vendicasse sugli stessi familiari degli oppositori; “Stalin ha arrestato senza alcun motivo la figlia di Trotsky. Ma siccome essa è gravemente malata (necessita di un pneumatorace) il comitato esecutivo non ha osato (malgrado l’insistenza di Stalin si dice) mantenerla in prigione, tanto più che la seconda figlia del comp. Trotsky è morta di tubercolosi un anno e mezzo fa in circostanze analoghe. Egli si è limitato ad esiliare, due mesio fa, il marito della figlia di Trotsky,.Platon Volkof M. Nevelson. Il marito della figlia di Trotsky che è morta.[..]”.11
Nel riportare anche articoli del giornale francese “Veritè” si voleva rendere pubbliche le innumerevoli violenze dello stato sovietico “Nelle prigioni di Leningrado il compagno Henrichson è morto in seguito ai colpi. La colonna degli oppositori deportati a Tomsk, ha raccolto una grande quantità di notizie sui crimini impressionanti che Stalin ha perpretrato contro i nostri compagni. Essa ha presentato un testo di protesta alla quale si sono riunite tutte le altre colonie di deportati. In questo documento si comunica che la fame regna in tutti i luoghi di deportazione degli oppositori stabilendo che le condizioni di deportazione staliniste, per i bolscevichi, sono incomparabilmente peggiori di quelle della deportazione zarista per i bolscevichi, Molti deportati sono divenuti invalidi (li si conta a dozzine) per la mancanza assoluta del soccorso medico, a Narim ed in altri simili luoghi. I malati, anche se in uno stato grave, non sono trasportati nella regione abitata più prossima ove è possibile trovare un dottore. Quando si decide di trasportare un malato è allorché questi trovasi in uno stato estremamente disperato. In questo inverno molti compagni hanno avuto le membra congelate, alcuni di essi hanno dovuto subire una amputazione per la mancanza di un soccorso medico in tempo. Dei bambini, appena nati, sono stati levati dalle madri e queste inviate negli isolatori. [...] In maggio a Ichin, fu arrestata tutta la colonia - nove compagni – e in più quindici abitanti del paese; secondo l’accusa della Gepeou gli oppositori avrebbero fatto propaganda. Tutti attualmente si trovano in condizioni pietose.[...]” e come se non bastasse nei campi di reclusione vi mandavano anche “degli agenti provocatori” che “operano nella deportazione e nelle prigioni. Il loro compito è di scoprire i più intransigenti.[...] un vecchio bolscevico [...] è incarcerato nelle prigioni di Tomsk, con un regime di isolamento più severo di quello giammai conosciuto nelle prigioni zariste per i condannati a morte. Nessuna corrispondenza gli è permessa nessun invio autorizzato, nessuna relazione con gli altri detenuti; la sua passeggiata la deve fare in compagnia di un agente della Gepeou [...] Con la fame, con il freddo, con i colpi e con le fucilate, il centrismo vuole strappare ai più deboli la capitolazione, e per i più forti egli stabilisce la rovina [...]”12 Dalle lettere dei deportati riportate dal Prometeo non traspare soltanto la disperazione di trovarsi in una situazione senza alcuna speranza, è sorprendente vedere che in quella situazione molti di loro, seppur trovandosi negli “isolatori”, dove il controllo era più stretto, trovavano la forza di continuare a studiare e a discutere della situazione politica che stavano vivendo; “[...] ma oggi, nella sua lettera si sente un cambiamento. Tutti lavorano per approfondire e aumentare le proprie conoscenze teoriche, studiano e si fortificano nella conoscenza delle lingue estere [...] le discussioni seguono interrottamente. I soggetti: la conoscenza del mondo, lo spazio, il tempo, la meccanica, l’uscita dei destri [...]” senza perdere la forza di protestare “[...] Venne fatto lo sciopero della fame a diverse riprese. I motivi furono il regime ed il nutrimento. Dopo il primo sciopero della fame si giunse a strappare il permesso di ricevere dodici lettere al mese invece di quattro. Lo sciopero fu lungo e vi furono dei malati gravi. Il secondo sciopero della fame fu una protesta contro le bastonature. Alla fine dello sciopero ci venne rifiutata ogni comunicazione con l’esterno [...] La vecchia socialdemocrazia uscì dalle prigioni e dall’esilio molto più sana che non sortiranno dagli isolatori stalinisti[...]” l’articolo prosegue riportando una lettera di un deportato, “[...] Proseguono gli arresti, le persecuzioni nei luoghi di deportazione senza che alcuno dei nostri compagni offra un pretesto al di fuori della loro ferma attitudine. L’accusa di spionaggio per aver corrisposto con Trotsky, le bastonature negli isolatori politici, ecc., tutto questo è evidentemente il risultato di un sistema di persecuzione. Nel paese la crisi economica si acuisce [...] aumentano le proteste degli operai e degli iscritti al partito, contro la direzione [...] La burocrazia ha paura che l’opposizione arrivi a canalizzare tutto questo malcontento, [...]”.13 Puntualmente il Prometeo informava, seppur ostacolato con le calunnie del PCI, i suoi lettori di quello che stava succedendo in Russia. Il primo ottobre del 1930 ci descrive come la repressione giungeva ad uccidere i suoi oppositori; “ Il compagno Zelinitchenko bolscevico leninista provato ... fu deportato per ordine di Stalin a Smarkande (Turkestan) ove contrasse una laringite tubercolosa. Malattia aggravatesi di giorno in giorno. Quando il suo stato divenne critico, gli stalinisti, anziché trasferirlo in una località a clima più temperato e favorevole, l’inviarono a Och, ove la sua fine veniva certamente accertata. Och, si trova nelle steppe Kirghiz, lontano dalle ferrovie ed ove nessuna possibilità vi è di trattamento clinico. [...]” I compagni deportati della località avvertirono la commissione centrale di controllo e la Guepeou ma come ci si può aspettare “[...] Tali interventi sono sempre restati senza alcuna risposta. In conseguenza di che i compagni deportati decisero di inviare il compagno Zelinitchenko, senza alcuna autorizzazione, a Tachkent, col rischio di vedersi accusare dalla Guepeu d’organizzare una evasione. Trovandosi di fronte al fatto compiuto la Guepeou di Taschkent si vide costretta a far proseguire il compagno Zelinitchenko per la Crimea. [...] in Crimea gli si rifiuta una cura gratuita e gli si fanno subire delle odiose vessazioni. [...] e appena dopo un soggiorno di qualche settimana in Crimea è morto”.14 Interessante è anche vedere con quale coraggio i deportati politici affrontavano la loro situazione, significativo a tal riguardo è la lettera che l’opposizione di sinistra inviò al presidium del sedicesimo congresso del P.C. dell’URSS, “[...] Da due anni e mezzo una repressione spietata viene esercitata contro l’avanguardia del partito bolscevico,. Durante questo tempo tutti i mezzi di repressione sono stati messi in opera, dalle perquisizioni agli arresti, dalle deportazioni negli isolatori al vile assassinio. L’apparato [...] ha deportato diverse centinaia di bolscevichi nella taiga siberiana, nelle steppe dell’Asia centrale, nelle casematte umide . [...] La repressione contro l’opposizione non è passata senza lasciare delle tracce nel paese. Lo spionaggio le perquisizioni e le provocazioni sono divenuti i fenomeni frequenti ed abituali nei quartieri operai, nelle comunità universitarie ed anche nelle officine. [...] La lotta cosiddetta ideologica condotta contro l’opposizione, che non ha mai sorpassato il livello della manovra e della truffa è passata oggi ad una persecuzione inaudita. Queste persecuzioni hanno suscitato una repressione selvaggia che ha perso di già da molto tempo ogni ombra legale ed è destinata completamente alla liquidazione dell’opposizione, senza nemmeno rinunciare davanti anche alla sterminazione fisica dei suoi quadri [...]” e per marcare la tragedia storica cercarono di descrivere il numero di persone coinvolte nella repressione stalinista; “[...] All’inizio fu scelto come punto centrale per l’isolamento dell’ala leninista del Partito la prigione centrale di Tobolsk, ma allorquando essa fu arcipiena, venne aggiunto al sistema per l’isolamento dei bolscevichi la prigione di Verchine-Ouralsk che non era per niente adatta per ricevere dei prigionieri politici. Attualmente [1931] gli oppositori imprigionati sono ripartiti nelle differenti prigioni di tutta l’URSS. Nel solo isolante di Verchine-Ouralsk vi sono più di 150 uomini. [...] Le pene di imprigionamento di tutti i compagni sono fissate arbitrariamente, la regola è di tre anni, ma in certi casi isolati essa è di cinque o sei anni [...]”. Descrivendo la vita che erano costretti a fare negli “isolatori”; “[...] si vedono rifiutare l’assistenza medica ai grandi malati, subiscono l’imprigionamento in delle condizioni che li condannano ad una degenerazione fisica (per esempio a Verchine-Ouralsk dove i prigionieri non dispongono di una superficie equivalente a quelle di una tomba) [...] gli oppositori rimasti nei luoghi di deportazione sono di continuo sottoposti a delle repressioni diverse. L’isolamento politico e le privazioni fisiche e materiali [...]la mancanza del lavoro, condanna le famiglie dei deportati alla fame [...] privi di ogni diritto, anche del diritto di difendersi contro gli atti arbitrari locali, si sono trovati di fatto al di fuori della legge. Sotto un pretesto od un altro vengono intraprese le incriminazioni le più assurde e rigorose [...] si proibisce di frequentare le biblioteche, le sale di lettura, i cinematografi [...] si danno degli sfratti sotto l’ordine della Guepeou [...] si pratica il sistema della bastonatura con l’intervento della milizia [...] si diminuisce la razione regolamentare [...]. Il tempo della deportazione, secondo la regola, non viene limitato da nessuno, e sovente arriva che dopo aver scontato un anno o un anno e mezzo , se ne aggiungono di nuovo altri tre, per il semplice motivo di aver corrisposto con i compagni deportati. [...] Ma le persecuzioni le più atroci colpiscono coloro che osano continuare la lotta contro la burocrazia delle organizzazioni locali soviettiste e del partito. Per aver svelato il marciume nelle Guepeou di Tchebokarsk (Tchouvachia), la colonia dei bolscevichi-leninisti venne sottomessa ad un vero e proprio pogrom.[...] A Solovki sono detenute alcune dozzine dei nostri compagni. Uno di essi ha fatto lo sciopero della fame prolungato per esigere gli fosse applicato il regime politico. Venne gettato in cella. Quando uscì provò d’inviare una protesta al centro [dei sinistri] ove svelava il regime arbitrario e mostruoso dell’isolatore. Questa protesta venne intercettata Qualche tempo dopo venne condotto più distante, e non ritornò più. La versione ufficiale dell’amministrazione di Solovki fu la seguente: <Ucciso per tentativo di evasione>. Gli atti di distruzione fisica dei bolscevichi – leninisti sono rigorosamente nascosti dalla Guepeuo; ciò non di meno l’opposizione è riuscita, ancora nella primavera del 1928 a svelare le circostanze che provocarono la morte del compagno Boutov, morto dopo uno sciopero della fame prolungato. [...] Nel novembre del 1928, il compagno Henrchson, operaio dell’officina <il triangolo rosso> fu crudelmente battuto quasi fino alla morte. Il certificato medico constatava delle ferite sul corpo ed una simulazione d’impiccagione. [...]15 . Che cosa in quel periodo poteva meglio identificare Stalin con il fascismo? “La stampa comunica che la cittadinanza russa è stata tolta a Trotsky, Abramovictch, Dan ecc. La inaudita canea che Stalin ha nuovamente scatenato contro Trotsky [...] ha trovato la sua conclusione con questa decisione che copia i malfamati provvedimenti già praticati dal fascismo mussoliniano contro gli antifascisti residenti all’estero privati essi pure della propria cittadinanza” ed anzi accusandolo di essere peggio del dittatore italiano “Vero gli è che dopo le prime sanzioni il fascismo dovette lasciar cadere queste misure che erano tanto inique quanto inutili, sovrattutto contro la serrata reazione del mondo civile intiero.[...]” 16. Già in un articolo del 1930 si scorge tutta l’amarezza da parte di chi, per scelta personale dedicò la sua vita contro l’oppressione della dittatura fascista e stalinista constatare che nel primo maggio di quell’anno “Mentre il proletariato rivoluzionario manifesterà nelle piazze e nelle città della Russia in nome del regime proletario e della società socialista, gli artefici di questa immensa opera rivoluzionaria giacciono a migliaia nelle galere e nei luoghi di deportazione, luoghi che dovevano essere riservati, solo ai borghesi, e ai nemici acerrimi del proletariato. [...] intanto oggi siamo obbligati ad assistere ad una serie di manovre che ben lungi di essere utili al proletariato russo, ne indeboliscono le capacità di lotta e di potere. [...]17 forse scrivendo questo articolo, come tanti non firmati perché i bordighisti ritenevano che era l’intero gruppo politico da prendere in considerazione e non il singolo individuo, l’autore è ben consapevole della violenta sconfitta subita da lui come persona appartenete al suo tragico tempo e dal suo partito che pur cercando di divulgare, anche se sempre sotto il loro punto di vista, una realtà che per molto tempo si cercò di nascondere a tutta l’umanità.

Note
1 APC 1928 / 693 / 69 - 72
2 APC 1929/ 781 / 11 – 12
3 APC 1929/ 781 / 23
4 APC 1932 -33/ 1128 / 23 29
5 APC 1929/ 781 / 36
6 Prometeo, 15 giugno 1928, Lettere dei compagni russi imprigionati
7 Prometeo , 15 aprile 1929, Lo sciopero della fame di 23 comunisti in Russia
8 Prometeo, 1 luglio 1929, L’agitazione per la sinistra russa
9 Prometeo, 15 dic. 1930, Dopo il proceso dei sabotatori in Russia
10 Prometeo, 1 dicembre 1930, La rivoluzione russa minacciata
11 Prometeo, (giorno illeggibile) marzo 1930,la fucilazione di Blunkine
12 Prometeo, 15 agosto 1930, La repressione contro la sinistra russa, N. Markin
13 Prometeo, 1 settembre 1930, I crimini dell’opportunismo centrista nell’URSS
14 Prometeo, 1 ottobre 1930, Un’altra vittima della repressione centrista
15 Prometeo, 15 gennaio 1931, dichiarazione di un gruppo di deportati al presidium del 16° congresso del PC de l’URSS Il gruppo di Kansk Arranovski, Bardunal, Zagovski, Zaicuk, Kugmianskaia, Micholov, Romansko, Ruzovenos, Suvitski, Sovkin, Fortuski, Smith
16Prometeo, 20 maggio 1934, Stalin priva Trotsky della cittadinanza russa
17Prometeo, 1 maggio 1930, Il primo maggio in Russia

5. L’opposizione antistalinista all’interno delle carceri ed al confino durante il periodo fascista

Allo stesso modo di altre formazioni antifasciste i bordighisti furono arrestati e posti al confino subendo a differenza delle altre persone detenute nelle carceri o nelle località di relegazione sia la repressione messa in atto dal fascismo e sia la dura reazione dei militanti del Partito comunista italiano che non permettevano loro la minima espressione politica. Sentita era all’interno dei luoghi di detenzione la lotta politica fra le due posizioni politiche.
L’ordine del giorno firmato da un esponente dei sinistri, un certo Fiore, del quale non si è riusciti meglio ad identificarne il ruolo all’interno del suo gruppo, ci da una chiara visione degli stati d’animo presenti in quella situazione storica dove alcuni cercavano chiarezza provocando una discussione all’interno del partito comunista italiano e dall’altra si cercò di contrastare le prese di posizione dei sinistri.
La lettera di Fiori inizia con la vecchia polemica discussa più volte all’interno del PCI quella cioè che si riferisce alle vicende del fronte unico vedendo nei partiti socialdemocratici come “riserve della borghesia” compreso il gruppo di giustizia e libertà. Nello stesso tempo chiede il perché non vennero consultati gli iscritti al partito per l’espulsione di Tasca e di Ravazzoli, esponenti della “destra”, mentre per quanto riguarda la sinistra “l’esecutivo se la sbriga con una ingiuria avventuristi bordighisti. Questi metodi d’informazione ci rendono pensosi nell’attuale situazione del partito” . Quindi entra nel merito della gestione partitica delle diverse opinioni inevitabilmente emerse all’interno dello stesso Partito, dove alle domande degli oppositori non si rispondeva con un documento dimostrante le proprie ragioni ma con uno slogan pubblicitario che non faceva altro che nascondere la verità e calunniare chi aveva osato contrapporsi a decisioni, si badi bene, prese non dal centro del partito comunista italiano ma dal centro dell’Internazionale controllato da Stalin. Continua Fiori “[…] pensiamo che Trotsky potrà magari sbagliare ma che non si può accomunarlo coi nemici del proletariato […], per noi Trotsky rimane un grande rivoluzionario e tale nostro giudizio è convalidato da quanto noi conosciamo dagli scritti di Trotsky dopo la sua cacciata dalla Russia. Non basta dire avventurieri non spiega i motivi”. Una volta chiarito il senso di serietà che si doveva avere nell’affrontare determinati argomenti, bisogna almeno leggere quello che ha scritto Trotsky, prima di dare dei giudizi sommari quindi nei sinistri esisteva quella volontà di ricerca del dialogo e di apertura anche verso coloro i quali nella loro analisi politica “sbagliavano”.
Non a caso Fiore sottolinea la mancanza di libertà di scelta delle letture all’interno del carcere chiedendo “[…] dei numeri del Prometeo” ed una volta che si ha una visuale completa delle varie posizioni politiche si può dire “qualcosa sulla Russia” ma nessun numero del Prometeo gli fu consegnato e tantomeno gli fu lasciata l’opportunità di discutere sulla Russia. Ma continua a scrivere sull’O.d.G “Dalle comunicazioni avute abbiamo l’impressione che nel Partito Comunista russo manca ogni libertà e possibilità di discussione, che i compagni che osano avere delle idee non conformiste a quelle degli attuali dirigenti o debbono vivere una vita di ipocrisie o finire in esilio. Se poi è vero che qualche volta i congressi del PC russo si sono tenuti a porte chiuse allora la nostra impressione verrebbe ad assumere un più preciso valore”.
Quale fu la risposta del PCI al dialogo che si cercò di stimolare all’interno delle carceri fasciste?
Risponde Pippo ( Giuseppe Dozza responsabile giovani del comitato centrale) a Jean (Scoccimarro) “Il sopraddetto O.d.G. del compagno Fiore di Messina, […] Era stato nominato nel comitato di cellula. In questi giorni abbiamo nominato un nuovo comitato dove il Fiore fu escluso”1. Ancora troviamo l’espulsione come unica risposta a delle problematiche che dovevano essere se non approfondite almeno discusse.
Ci informa indirettamente Pippo il quale spedisce a Jean la solita lettera relazionale, che in un successivo O.d.G. un altro sinistro, Spinelli, mette in dubbio la natura proletaria dell’URSS “La mancanza più grave è il nostro atteggiamento passivo nei confronti dell’URSS […] Noi dobbiamo criticare la forma che è sempre più venuta ad assumere il governo dell’URSS di dittatura del CC e del PCR, il soffocamento sistematico delle opposizioni, a cominciare dall’espulsione di Trotsky. Lo Stato operaio deve vivere dei contrasti che in esso sorgono considerandoli come un bene e non come un male da eliminare”2. Non c’è in questa lettera alcuna nota di Pippo, ma è ancora interessante notare la notevole differenza di affrontare le opinioni delle diverse frazioni rispetto alla concezione che aveva il PCrusso ed il suo omologo PCI. In una successiva lettera all’UP del PCI Fiori sembra rispondere indignato verso l’atteggiamento del suo partito alle sue domande prendendo definitivamente parte per i bordighisti “La lotta intrapresa contro i sinistri invita tutti i compagni a considerarli non compagni. Ora anche me dovete considerare non compagno”.
Dando successivamente indicazioni di come all’interno della Internazionale e dei Partiti comunisti viene concepita la disciplina rispetto delle posizioni della maggioranza e l’accettazione di quelle della minoranza, la quale intraprenderà una lotta politica “avanzata su questioni teoriche e di tattica, la minoranza pur rimanendo disciplinata non vuole; perché non può, dato che è convinta della bontà di quanto è sostenuto, rinunciare alle sue posizioni anzi cercherà nei limiti statuari di approfittare delle posizioni per proteggere le sue idee e per diventare maggioranza. Ha secondo voi diritto o no? Oppure deve, finito il congresso essere stretta nella tenaglia o essere schiacciata?” continua aspramente ad incalzare le prese di posizione dei suoi compagni di partito accusandoli di seguire ciecamente quello che Stalin vuole “Voi terminate la vostra relazione indicando a tutti i comunisti un modello, un comunista perfetto, che essi devono sforzarsi imitare; il compagno Stalin”3.
La risposta alla opposizione non si fa attendere all’interno delle carceri da parte dello stesso Togliatti il quale riportando una lettera scritta da un sinistro, indica quale posizione politica doveva prendere chi era d’accordo con l’Internazionale; “[...] non sono pochi coloro che dichiarano” scrive il sinistro “le loro simpatie per Trotsky, che alla dittatura del proletariato vorrebbe dare un controllo interno tutto democratico e far sparire quella forma ripugnante di feticismo servile che è la forza principale di Stalin, in particolare, e di tutti i dittatori in generale. Essi comprendono che così non si educa il proletariato: così si creano dei cortigiani e degli eunuchi” pronta la risposta di Ercoli che dopo aver riportato parte della lettera dell’oppositore di sinistra aggiunge di suo pugno le direttive di Partito “Il Partito prenderà immediatamente posizione contro questo documento, il quale è una volgare mistificazione dei signori democratici che dall’estero dirigono il movimento [...] desideriamo che voi ci forniate tutta una serie di dichiarazioni autentiche, nelle quali i nostri compagni stessi, che sono in carcere, respingano nel modo più rovente queste calunnie infami”4. Sulle definitive prese di posizione da parte dei sinistri nel carcere di Viterbo, dei quali sappiamo soltanto i cognomi di Fiore e di Spinelli, Pippo, che conosceva bene la situazione nelle carceri, ci conferma che in effetti i sinistri detenuti non erano poi così pochi, come dai documenti del PCI si cerca dimostrare, convinto che le misure da adottare nei loro confronti sarebbero quelle della espulsione ma “dato l’ambiente carcerario la situazione potrebbe dare adito ad incresciosi incidenti che è meglio evitare”5
“ qui a Viterbo ci sono state delle infrazioni che richiederebbero il ferro chirurgico della espulsione e di altre misure disciplinari. [...] Crediamo però che date le condizioni particolari della vita e dell’ambiente carcerario non si debba in nessun caso esorbitare la lotta dal terreno puramente ideologico, e che sia da rigettare l’uso di qualsiasi misura disciplinare nei riguardi dei compagni carcerati”6 .
All’estero, oltre che a Bruxelles dove si era trasferita la redazione del Prometeo, anche in Francia la opposizione di sinistra destava preoccupazione fra le file dei militanti del partito comunista italiano per la sua aperta propaganda contro la politica della Russia. Soprattutto a Lione l’opposizione riceveva ampi consensi, come i documenti ritrovati ci dimostrano. Il documento del Ministero degli interni divisione affari generali e riservati n°441/030600 inviato in data 13 dicembre 1931 al Casellario politico centrale attesta il numero dei bordighisti a Lione ed il consenso che ricevevano; “I Prometeisti contano una sessantina di aderenti nella zona lionese e riescono sempre a fare seguaci” ed il loro tipo di organizzazione era; ” [...] simile a quella del Partito comunista cioè la base nella fabbrica, sul cantiere, nel rione, con le cellule di strada per andare su su in forma federativa fino alla Nazione e all’Internazionale.” Sottolineando che “L’espulsione dei Santini, Blasco ecc. dal partito, ha rafforzato la loro influenza in Francia e la mancanza di buoni elementi nell’organizzazione comunista ufficiale e la pigrizia di quelli esistenti nella zona lionese, ha fatto si che il gruppo prometeista locale si rafforzi di numerosi elementi di base e di operai antifascisti che vivevano ai margini dei gruppi comunisti” e il relatore afferma che mentre le organizzazioni del PCI si svuotavano “[...] i loro aderenti passano sotto l’influenza dei prometeisti.. [...] alcuni punti della periferia lionese vengono da loro curati come pure alcune località della Loira che circondano saint – Etienn.”. Specificando che l’attività del gruppo non si limita a combattere la tesi antifascista fra gli operai ma anche, e sembra quasi dato per scontato dal relatore; “[...] la tesi centrista sul terreno internazionale e cioè situazione russa, tattica dell’internazionale di fronte alla situazione francese, tedesca, spagnuola [...]” 7. Documenti che sempre indirettamente ci informano sulla attività dei sinistri, ritrovandovi degli slogan ripetuti dove si approva l’espulsione di Bordiga o dove si lanciano delle invettive contro il trotskismo e continui messaggi di avvertimento in cui si fa presente l’attività svolta dai bordighisti a Lione. Anche a Parigi la situazione non cambiava per gli oppositori di sinistra, i quali nel 1928, rischiavano l’espulsione dal partito soltanto perché ritenuti diffusori del Prometeo; “[...] Noi siamo stati denunciati al partito per <diffusione del Prometeo>. La commissione di controllo ci invita a presentarci per dare spiegazioni. E qui un altro sistema della bolscevizzazione è in opera. Per la medesima sera che i sette compagni erano convocati, i nostri piccoli bonzi, che non erano mai intervenuti alle riunioni, credettoro opportuno inviare una circolare invitando il settore a riunirsi. Ma i bonzetti non avevano tenuto conto del fatto che i compagni di sinistra mancando la riunione non si poteva tenere perché questi sono i compagni più attivi e naturalmente gli altri compagni non intervennero in una riunione che veniva convocata al di fuori degli organismi regolari del partito. Così avvenne che i nostri bolscevizzati dovettero tornarsene con le pive nel sacco essendo fallita la manovra. [...] Alla commissione di controllo un compagno prese la parola e fece la seguente dichiarazione: I° che avrebbe continuato la diffusione del giornale, perché Prometeo faceva opera di chiarificazione dentro e fuori dal partito. II° che sul contenuto era completamente d’accordo e che se la commissione di controllo avesse voluto delle dichiarazioni politiche, egli le avrebbe fatte per iscritto a condizione però che la commissione si impegnasse a portarle a conoscenza di tutto il partito a mezzo della stampa di partito. Su questo - e non varrebbe la pena neanche di dirlo – la commissione non ha accettato. Ci fu chiesto se qualcuno voleva qualche cosa ma tutti i compagni si dichiararono d’accordo con la dichiarazione fatta dal nostro compagno e così ebbe termine la seduta della commissione.” Ad una riunione dove i “bonzetti”, coloro che facevano parte delle posizioni centriste del PC, decisero di lasciare la sede dove si tenne tale riunione, perché accusati dagli altri partecipanti di essere controrivoluzionari, e “ [...] dei tredici compagni presenti nove rimasero e quattro seguirono i due campioni dell’opportunismo che non hanno voluto permettere che i vecchi militanti del partito disapprovassero l’operato di tutto il sistema burocratico che trascina il partito sempre più verso l’opportunismo.” E nonostante avessero rifiutato di discutere l’argomento vennero ugualmente espulsi dimostrando “[...] così facendo [...] di aver ben compreso l’avvertimento dato da Stalin di colpire l’opposizione con tutti i sistemi”8

Note
1 APC 1932 –34 \1071\ 1-3
2 APC 1932 –34 \1071\ 10 -11
3 APC 1932 –34 \1071\ 36- 39
4 APC 1932 –34 \ 1071 \ 8
5 APC 1932 –34 \ 1071 \ 5
6 APC 1932 –34 \ 1071 \ 53
7 Istituto Internazionale di Storia Sociale di Amsterdam, lettere fra bordighisti
8 Prometeo, 15 nov.1928, Le espulsioni dal partito dei compagni di sinistra

6. Emigrati politici italiani in Russia

Gli emigrati politici italiani alloggiavano, rispettando la gerarchia esistente all’interno del partito, al Luxor i dirigenti, in vari alberghetti, sempre situati al centro di Mosca, i funzionari di secondo rango e coloro che erano di passaggio. Il soccorso rosso provvedeva alla loro sistemazione indirizzandoli all’inizio presso la casa degli emigrati politici o presso il Club internazionale degli emigrati politici. Ed è in questa ultima palazzina che avvenivano le principali riunioni degli italiani. Robotti, cognato di Togliatti, presidente del gruppo del Club nel 1933, ricorda, in un libro scritto in Italia “Scelto dalla vita”, le discussioni avute con i bordighisti “un piccolo gruppo di trotskisti, che prima seminava sfiducia e confusione, furono politicamente battuti e si rifugiarono nell’assenteismo e nel silenzio mantenendo, però, contatti con trotskisti russi” 1.
Ed ora vediamo tramite i documenti trovati quale peso politico avesse questo “piccolo gruppo di trotskisti” nel contesto russo. Sottoposti già dal 1929 al rigido controllo dittatoriale del partito russo come il comunicato redatto a Mosca il 4 ottobre, attestante l’espulsione di Arnaldo Silva “espulso dal Partito Comunista dell’Unione sovietica per attività di frazione svolta a favore della frazione trotskista e della frazione dei bordighiani [...]” e prima di riabilitarlo nel partito gli fanno fare la seguente dichiarazione “Nella decisione della CCC in data 21 maggio 1929 a me sottoscritto ed ai compagni Verdaro ed Ambrogi furono fatte quattro richieste:
1 Immediatamente cessare ogni azione diretta alla costruzione di una frazione di sinistra parallela alla III. Internazionale
2 Condannare questa azione
3 Immediatamente cessare di dare ogni e qualsiasi aiuto a Trotskji come ai trotskisti”
I documenti successivi si riferiscono al 1930 dove un esponete dei sinistri, De Leone Mario, che era segretario del Club ci descrive quale fosse la situazione in Russia degli emigrati italiani. “Nel gruppo emigrati italiani a Mosca, come del resto in tutta la emigrazione italiana all’estero, la tendenza di sinistra, che fa capo al compagno Bordiga, era molto sviluppata, ed anche attualmente, nonostante le varie misure repressive prese contro gli elementi di sinistra, questa tendenza è notevolmente radicata. Al gruppo emigrati italiani a Mosca attualmente sono iscritti 32 emigrati, 4 funzionari del Partito Italiano e circa cinquanta sessanta studenti della Università Zapada e Leninista. Sui trentadue emigrati iscritti al Gruppo, cinque sono senza partito, quattro espulsi dal partito russo ”2. La Università Zapada serviva al Partito per formare i suoi futuri dirigenti, aveva una durata di cinque anni. Nel primo anno si insegnava lingua russa, matematica, la storia della Russia e del partito bolscevico. Nei successivi anni l’indottrinamento ideologico era più massiccio. Venivano chiamati al Club soltanto per votare le risoluzioni finali e naturalmente molti di loro avevano tutto l’interesse per votare in favore al Partito russo che li manteneva e li stava preparando per una carriera parlamentare nei loro paesi di origine, costituirono “ [...] la massa di manovra che viene mobilitata ogni qual volta che occorre, nelle votazioni, schiacciare con la preponderanza del loro numero, la volontà e le proposte degli emigrati del Gruppo [...] In questa lotta contro la sinistra nel Gruppo italiano, sono stati adoperati elementi politicamente e moralmente incapaci[...] e sono stati usati sistemi che sono in evidente contraddizione coi principi del centralismo democratico sui quali si deve basare la vita interna del Partito” questa situazione fece si che il gruppo dei bordighisti assunse un atteggiamento di protesta; “[...] In quest’anno (1929) le discussioni politiche all’interno del Gruppo assunsero una speciale asprezza, tale che i compagni della sinistra come protesta contro il sistema aggressivo della maggioranza che impediva la libera e pacifica espressione del loro pensiero, presero una posizione di assoluta passività sia nelle discussioni, sia nelle votazioni, pur intervenendo alle assemblee del gruppo”. Abbastanza sgradevole fu poi l’episodio riportato nello stesso documento del rifiuto da parte della Kustalova, ferrea dirigente del Partito russo con il compito di controllare direttamente l’operato del Gruppo degli emigrati Italiani a Mosca, di consegnare dei fascicoli a De Leone in quanto come segretario naturale sostituto del mancante presidente Biancalani, costretto a partire da Mosca, doveva prendere in consegna i documenti. La Kustalova dichiarò che i documenti erano riservati a Foschi, che a detta di De Leone era “il più velenoso degli antisinistri”, ed in più dichiarò, con un atto palesemente autoritario, lo scioglimento del Comitato. “[...] Questo come altri consimili episodi della vita interna dei nostri Partiti, non possono essere presi isolatamente, e considerati come errori di singoli compagni; essi devono essere considerati come tanti anelli di un solo sistema; il sistema partito per ottenere il consenso passivo di maggioranze non convinte. Questo sistema non solo non è necessario ma è dannoso così non si creano coscienze di rivoluzionari, ma coscienze di servi”3.
A conferma della protesta sostenuta dai sinistri ci viene in aiuto una lettera di Virgilio Verdaro, segretario della commissione esecutiva della frazione bordighista perseguitato dai fascisti si rifugiò a Mosca, dove riuscì ad andarsene nel 1931, costretto a lasciare nelle mani della polizia politica russa sua moglie e suo figlio, nella quale descrive; “la posizione di emigrato politico nell’URSS è una condizione di privilegio la quale possono conservare solo coloro che per la loro azione passate e per la loro attitudine presente se ne rendano degni” obbligandoli a partecipare alle riunioni del Gruppo emigrati ed invitandoli “formalmente ad accusare [...]ed a segnalare per iscritto le ragioni che fino ad oggi lo hanno tenuto lontano dalla vita politica” risponde fermamente Verdaro; “[...]Riguardo finalmente alla ipotesi ventilata sotto forma di vaga minaccia di fare dipendere i diritti e i da voi asseriti privilegi di emigrato politico dalla “buona Condotta” politica, si tratta di aberrazioni che non possono venire che a menti malate o accecate” ribaltando l’accusa con la quale vennero accusati fin dai congressi interni “frazionistico di cui fanno nuove e non bella mostra i dirigenti dell’attuale Centrale italiana[...] Mosca 10\10\ 1930”4 . Posizione resa ancora più esplicita da una riunione aperta nella sala delle riunioni del Club; “[...] Quegli emigrati che sono nell’URSS sono in condizioni speciali ed essi non debbono dimenticare questo se non vogliono che non siano più considerati come emigrati politici [...]”4. Sembra, a detta di una lettera scritta da De Leone, che chi non veniva considerato più emigrato politico non aveva neanche il diritto di ricevere qualsiasi tipo di corrispondenza dall'estero; “[...] pare accertato che i centristi riusciranno ad impedire l’intervento della compagna” la quale doveva spedire dei soldi ad un certo Virgilio che si trovava in difficoltà economiche perché nella Russia dei lavoratori gli veniva negato un posto di lavoro.
Ed è sempre in primo piano l’antidemocraticità del Partito russo e dei suoi rappresentanti italiani che soprattutto a Mosca si sentivano in diritto di realizzare il loro pieno potere sugli oppositori, anche se questi si presentavano nelle assemblee in netta maggioranza si trovava sempre il modo di metterli a tacere. Questi documenti, che vanno dal 1928 al 1930, dimostrano che la repressione si manifestava con semplici espulsioni dal Partito italiano, ma in Russia già dal 1928 gli oppositori venivano uccisi per piccolissime trasgressioni politiche al partito di Stalin, come riporta il Prometeo di Perrone.
Di fatto la opposizione di sinistra veniva in tutti i modi messa nelle condizioni di non nuocere alla politica della Internazionale e del partito russo.
Ambrogi intervenendo in una riunione nel Club chiede che vengano messe a conoscenza di tutti il punto di vista dell’opposizione. Chiedendo chiarimenti sulle votazioni. domanda ai membri del Club “Possiamo votare solo sulle questioni russe. E su quelle Italiane? E sulle altre della Internazionale?”. Nella stessa riunione Rossi, altro sinistro, “chiede di votare le applicazioni delle deliberazioni del Partito e non le deliberazioni del Partito” e nonostante che nessuno, dei presenti, negli interventi successivi abbia fatto alcuna opposizione a queste richieste Biancani, presidente del Club minaccia di informare i dirigenti del Partito, delle prese di posizione politica dei sinistri, che non vogliono rispettare le sue direttive 5. Ed è in questa situazione che il gruppo di oppositori antistalinisti italiani a Mosca prendono la decisione di astenersi nelle votazioni del Club.
De Leone spiega i motivi di tale posizione “[…] ci siamo messi sul terreno della passività di fronte ad una assemblea bolscevizzata in tal modo da non permettere ai compagni di esprimere la loro opposizione” ed ecco un altro personaggio che avrà un gran rilievo nella vita politica italiana nel dopoguerra prendere la parola, Di Vittorio “Sono gli oppositori che turbano le riunioni. Difendono Trotsky”6.
Nominando un’altra assemblea, dove i sinistri ormai messisi automaticamente in minoranza in quanto si rifiutavano di votare, deliberò all’unanimità “De Leone Mario, Verdaro Virgilio, Sensi Giuseppe, Trovatelli Plinio, Ambrogi Ersilio, Silva Arnaldo, Lucchesi Cafiero. Per il loro atteggiamento nelle assemblee del gruppo incompatibile con le più che elementari norme che regolano la vita interna del Partito ed i rapporti tra compagni. Qualora essi insisteranno nel loro atteggiamento si metteranno nelle condizioni di essere chiamati a rispondere dei propri atteggiamenti dinanzi agli organi del Partito”7
E non solo si fecero ammonire, per la loro presa di posizione astensionista, ma nella risoluzione successiva non appare nessuna opposizione alla politica economica del C.C. russo. Lasciando ampio spazio ai rappresentanti italiani del Partito russo sulla loro dichiarazione di solidarietà verso lo sviluppo della industria pesante e verso la politica condotta verso i trotskisi “elementi antisovietici” 8.
Ritroviamo le voci di opposizione, dei sinistri, quando la carestia fece le sue vittime nel Caucaso e si manifestarono proteste popolari contro l’apparato sovietico. Il relatore si limitò ad accusare Bucharin chiedendone la sua espulsione poi passò ad accusare Rycov il quale, secondo lo stesso relatore, si era permesso di criticare il Partito per la tattica adottata nel Caucaso. Bertola, chiese di spiegare “qualcosa sulle insurrezioni del Caucaso che Ricov accusava il Partito di non averci comunicato”. Alla riunione nessuno rispose a Bertola. 9.
Il 20 settembre 1929 avviene la rottura definitiva con la “epurazione” di tutta l’opposizione all’interno della dirigenza del Club emigrati italiani a Mosca con De Leone che ci lascia l’ultimo documento di accusa verso la politica del suo partito e del partito russo. “La condotta dei compagni Biancani e Krustalova non può trovare nessuna giustificazione e quindi nessuna approvazione da parte di quei compagni che non hanno perduto il senso della più elementare moralità comunista e che non pensano che il partito, sotto il pretesto della lotta contro le deviazioni marxiste che si possono determinare in seno ad esso, deviazioni, che in quanto tali, è necessario che siano combattute vigorosamente, abbia rinunciato ad ogni norma che regoli e disciplini la convivenza dei singoli compagni nell’interno del Partito e che li garantisca dagli abusi e dalla pratica terroristica di una minoranza che, impossessatasi dell’apparato direttivo del Partito, pretende di rappresentare la volontà effettiva delle masse iscritte al Partito.
La condotta di quei due compagni basta a dimostrare:
1 Lo scarso livello morale […]
2 l’assenza, non dico di ampia e reale, ma sia pure di una larvata democrazia interna di partito; democrazia che, con l’ironica denominazione di auto-critica viene ore posta all’ordine del giorno come mezzo potente di salvezza dei Partiti comunisti
3 Lo spirito frazionista di cui si inspirarono gli atti di alcuni compagni (specie i funzionari e gli aspiranti funzionari) dell’attuale dirigenza del Partito contro i compagni della sinistra; spirito frazionista che, mentre non valse a distruggere la saldezza ideologica della sinistra, […] è riuscita invece a rafforzare, dove esistevano, o addirittura a suscitare, come nel caso dell’P.I., le tendenze di destra […] dichiaro di non accettare una seria disciplina di gruppo, fino a quando non siano risolte alcune questioni, fra cui:
1 l’esistenza di un regolamento, approvato dalla assemblea, e distribuito ad ogni membro del gruppo.
2 La garanzia all’assemblea di nominarsi liberamente i suoi organi dirigenti
3 Per le assemblee della frazione comunista, la limitazione secondo lo statuto vigente del PCR del voto ai soli membri effettivi del Partito, restando esclusi dal voto i candidati e gli iscritti alla gioventù comunista.
Si dissente sulla mancata partecipazione, degli emigrati italiani a Mosca, alle discussioni nel comitato”10 .
Nello stesso giorno, 20 settembre 1929, in cui De Leone stipulò la sua dichiarazione, si riunì la frazione comunista italiana degli emigrati politici che con la Krustilova a capo, sentenziò lo scioglimento del vecchio comitato del Club. “Krustilova: a nome della frazione comunista della Direzione del Club Internazionalista degli Emigrati politici informa sulle cause che hanno spinto la Direzione del Club allo scioglimento del gruppo italiano. Essa rileva che le ragioni fondamentali di ciò consistono nel fatto che del vecchio Comitato facevano parte anche due elementi di opposizione, i quali hanno a più riprese manifestato apertamente il loro punto di vista contro la linea del Partito russo, e del Komintern, e che in questi ultimi mesi, in seguito alla partenza del segretario e di altri membri del comitato, il comitato stesso ed il gruppo durante questo ultimo periodo non hanno pressoché funzionato.
Ritiene giusto l’operato del vecchio segretario e invita a eleggere nel nuovo comitato compagni disciplinati e nella linea del Partito” “De Leone: ritiene superfluo discutere sui metodi scandalosi impiegati dalla direzione del Club e particolarmente dalla compagna Krustalova, i quali non fanno che riflettere tutto un sistema politico instaurato nei partiti comunisti e si limiterà perciò alla lettura di una dichiarazione” 11 . La Krustilova gelidamente, prima dell’elezione del nuovo Comitato, riunione del 27 settembre 1929: “Il comitato deve essere composto di compagni attivi seguenti la linea del Partito e del Komintern.
I compagni possono esporre il loro pensiero sui compagni preposti”12 .
Nel 1935 i sovietici chiudono il Club internazionale, giudicato, covo di spie dalla polizia politica.
Negli anni trenta la repressione messa in atto da Stalin e dai suoi seguaci falcidiò le fila del vecchio apparato messo su da Lenin.
Nel 1939, 110 dei 139 membri effettivi e candidati del Comitato centrale eletti nel 1934 erano stati liquidati 13.
Molte delle confessioni ottenute erano state estorte con la tortura. I prigionieri venivano picchiati allo stomaco con un sacchetto di sabbia, cosa che avvolte riusciva fatale. Un dottore certificava che il prigioniero era morto per un tumore maligno. La stoika consisteva nel tenere un prigioniero in piedi contro il muro in punta di piedi e di fargli conservare quella posizione per delle ore. Il boccone consisteva nel legare mani e piedi dietro la schiena ed appendere la vittima sospesa in aria. La cinghia veniva usata contro coloro che nel medioevo, in Scozia, erano accusate di stregoneria. Consiste in un continuo interrogatorio, con poliziotti che si alternano, ed al prigioniero non gli veniva consentito di mangiare di bere e di dormire. Le minacce contro le famiglie degli arrestati, divenuta in pratica legge, il 7 aprile 1935, con l’estensione penale, delle accuse mosse agli adulti, ai bambini di dodici anni, superò le legislazioni repressive zariste. 14
Così Stalin in un telegramma spiega per quale motivo si doveva applicare la tortura; “Il Comitato centrale del Partito spiega che l’applicazione di metodi di pressione fisica nei procedimenti della NKVD (la polizia politica) è ammissibile dal 1937 in poi, conformemente al permesso del C.C. del Partito […] è noto che tutti i servizi di spionaggio borghesi usano metodi di pressione fisica contro i rappresentanti del proletariato socialista e che li usano nelle forme più scandalose. Sorge quindi la questione perché i servizi di spionaggio socialisti debbano essere più umanitari contro i folli agenti della borghesia, contro i mortali nemici della classe lavoratrice e dei lavoratori delle fattorie collettive. Il C.C. del Partito ritiene che la pressione fisica debba inoltre essere usata obbligatoriamente, come eccezione applicabile a noti e ostinati nemici del popolo, come un metodo tanto giustificabile quanto appropriato”15.
I processi farsa colpirono dai più grandi dirigenti ai piccoli militanti non risparmiando anche chi venuto in Russia scappando dalle dittature dei loro paesi trovò nella “patria del socialismo” la morte.
Megafono della scellerata propaganda stalinista, fu Togliatti incaricato di scrivere articoli comprovanti la delittuosità delle posizioni trotskiste, titoli di giornale come “Il trotskismo è un agente del fascismo in seno alla classe operaia”; “La collaborazione della polizia con i banditi trotskisti”; “La lotta contro il trotskismo controrivoluzionario è un dovere di ogni lavoratore onesto”, si possono lasciare privi di ogni commento. Soprattutto se pensiamo che onesti lavoratori italiani andati in Russia non tornarono più perché accusati di trotskismo dalle autorità russe.
I comunisti italiani che si rifugiarono in Russia per sfuggire alle persecuzioni del fascismo furono 250. Sempre sottoposti al duro controllo dello Stato russo dopo il 1930, furono sottomessi a pressioni che avevano lo scopo di fargli prendere la cittadinanza russa in modo che non potevano più chiedere di rimpatriarsi alla ambasciata italiana presente a Mosca fino al 1941.
La prima bordata repressiva fu indirizzata verso il gruppo di bordighisti accusati da sempre di filotrotskismo. Il primo a cadere fu Grandi, la sua colpa fu quella di aver chiesto ai dirigenti italiani di essere mandato a lavorare fuori dalla Russia, in modo da poter mandare soldi alla sua famiglia non ricevette alcuna risposta, chiese allora di far venire sua moglie e la figlia a Mosca, di nuovo non ricevette nessuna risposta. Allora si rivolse alla ambasciata italiana. Questa richiesta disperata fu giudicata come un tradimento alla rivoluzione. I suoi compagni lo accusano di aver minacciato Togliatti e Robotti. Lo assassineranno in una stanza d’albergo dopo avergli gettato una coperta sul capo lo accoltelleranno. Riuscirà prima di morire a fare il nome dei suoi assassini che verranno condannati a tre mesi di prigione.
Mariottini, il nome non viene riportato nella sua lettera, inviata ad E. Ambrogi forse nel ’36, nella quale viene descritta la sua posizione dopo aver rifiutato di, addirittura, lasciare il suo compagno appartenente all’opposizione; “[...] Conseguentemente sono stata licenziata dal lavoro e col 16 del mese, fra tre giorni, sarò disoccupata. E’ inutile che aggiunga altre spiegazioni ed è anche chiaro che sono decisa a partire immediatamente.”. Ed ultima speranza, implorando Ambrogi “nella misura che vi sarà possibile” di avere al più presto il passaporto “perché non so proprio come andare avanti, dove trovare anche un lavoro provvisorio”.16
Con loro furono trascinate, nell’allucinante repressione verso gli oppositori, anche le loro mogli e figli, presenti in Russia.
La moglie russa di Giuseppe Sensi finì in manicomio, il figlio Mario, di soli nove anni, fu cacciato dalla scuola e, come capitava ai figli dei “nemici del popolo”, cancellato dall’anagrafe.
Molti altri che semplicemente “osarono” in semplici discussioni criticare l’operato di Stalin subirono la stessa sorte.
Come Vincenzo Baccalà condannato a dodici anni dal tribunale speciale si rifugia a Mosca con la sua famiglia. Imprudentemente nel ’33 commette “l’errore” di criticare un discorso di Stalin. Viene spedito in una miniera degli Urali. Tornato a Mosca dopo due anni viene arrestato dalla polizia politica, mandato in una miniera al circolo polare da dove non tornò.
Esplicita nella intervista rilasciata dalla moglie di Baccalà, Pia Piccioni, sulle condizioni della Russia sovietica del tempo. “[...] Nel 1926 eravamo a Parigi, e Vincenzo lavorava per il partito. Quando tornò da una missione in Italia, gli dissero; devi cercarti del lavoro oppure te ne vai in Russia. Vincenzo in Russia c’era già stato nel ’29, e aveva visto che non ci si stava molto bene. Ma a Parigi c’era la disoccupazione, e viverci senza il permesso di soggiorno significava essere espulsi.
Che fare? Si consigliò con il compagno Berti, un personaggio molto importante del partito. Berti gli disse: vai, vai che ci si sta molto bene. C’è la casa c’è il lavoro c’è tutto. Berti disse la stessa cosa a un nostro conoscente di nome Pace. Ma Pace ricevette una lettera dal compagno Calligaris, che viveva a Mosca e che gli scrisse: Piuttosto che venire qui, mettiti una pietra al collo e buttati nella Senna. Questa lettera costò a Calligaris la morte in Siberia, ma salvò Pace, che invece di andare in Russia se ne andò in Svizzera. Ma noi allora non sapevamo di Pace, e nel 1931 partimmo.” 17
Luigi Calligaris. La sua appartenenza alla organizzazione dei bordighisti ci è confermata da una lettera spedita ad Ambrogi il 14 settembre del 1932 nella quale si chiedono notizie di “Siciliano (...) Mosca (2), un compagno a noi vicino, Calligaris. Egli deve essere in un sanatorium. Vedi se ti è possibile rintracciarlo”. 18
Una deposizione, testimonianza del suo confine, che il Partito comunista volle da Calligaris per cercare di fargli prendere le distanze dalle posizioni bordighiste, afferma invece la sua profonda onestà politica. Dopo aver dichiarato che a Ustica Bordiga prese il posto di Gramsci per quanto riguardava l’organizzazione delle attività nell’isola fra i confinati, anche se
esistevano “delle diverse tesi, i rapporti fra i sostenitori erano fra i più buoni” affermando che “a Ustica non si è fatta opera di frazione sia dall’una che dall’altra parte”, soltanto quando vennero trasferiti a Ponza la situazione cambiò “[...] le due posizioni cominciarono ad ignorarsi”19. il Partito a questo punto chiede da che parte volesse stare. Calligaris chiese tempo per poter analizzare la cosa e solo per questa presa di tempo fu sospeso dal Partito. Venne successivamente instradato in Russia dove “[...] si crede che darà la sua adesione alla politica del socialismo in un solo paese. Ma Calligaris non rinuncia alle posizioni politiche di sinistra che ha costantemente difeso, ed anche in Russia continua ad esporre le sue opinioni. Ma questo è un crimine” nella Russia sovietica “che non può essere tollerato [...] Questo basta per farne un controrivoluzionario. Ma un controrivoluzionario di una marca speciale, un controrivoluzionario di sinistra [...] che sarà espulso dal partito e sarà messo al bando da ogni vita politica. “[...] Calligaris fa a questo punto domanda, al partito di partire dalla Russia, domanda che non gli viene accordata.20 “Perché” domanda il Prometeo, agli organi direttivi del centro, non si vuole far partire Calligaris dalla Russia? E non avendo ricevuto, rientrando nell’ordinario, alcuna risposta dal centro; “[...] Che cosa avrebbe dovuto rispondere che il comp. Calligaris si rifiutava di sottoscrivere alla teoria reazionaria del socialismo in un solo paese ? [...] Che cosa avrebbe dovuto rispondere se non che il comp. Calligaris si rifiutava di coprire con il suo consenso, o con il suo silenzio, il terrore ideologico ed organizzativo imposto, dalla burocrazia, nel seno del partito e di tutti gli organismi sotto il suo diretto controllo? [...] Nulla si sarebbe potuto rimproverare al comp. Calligaris se non di aver dovuto constatare, durante il suo breve soggiorno in Russia, la più esplicita riconferma alle sue convinzioni di sinistra sempre da lui difese durante la sua ininterrotta milizia nelle file del comunismo”21 In questo modo si voleva costringerlo a chiedere il passaporto alla ambasciata italiana a Mosca in modo che potevano dimostrare, falsamente, che fosse un traditore della causa bolscevica, tattica che usarono verso molte altre persone trovatesi in estremo bisogno di partire. La frazione di sinistra, forse esponendo Calligaris ancora di più ai rischi che già correva in Russia decretò; “Calligaris: conseguente con la sua politica bordighiana e trotskista ha tenuto nell’URSS un atteggiamento ostile al partito al potere Sovietico, influenzando a Carchov altri elementi emigrati, discreditando il potere proletario davanti una delegazione operaia internazionale, affermando che gli operai nell’URSS stanno peggio che quegli di altri paesi, e che il consenso delle masse lavoratrici ai partiti è un consenso forzato[...]”.22 Troviamo, in un articolo del Prometeo del 1935, i bordighisti impegnati ancora sul caso Calligaris chiedendo al CE del PC russo quale fine avesse fatta il loro militante; “[...] Vi è anche possibile di non dare alcun seguito alla nostra domanda di informazione, ma ciò non farebbe che manifestare, con un nuovo fatto il posto che il vostro partito occupa nel quadro attuale della lotta di classe [...]”23. Arrestato nel dicembre del 1934 fu condannato a tre anni di confino Il 27 maggio 1936 fu condannato per trotskismo, morì in un gulag nel 1939. 24
Carlo Costa, il 17 settembre del 1935 la polizia effettua una perquisizione a casa sua, trovano un libro di Zinoviev, avversario di Stalin, ciò basta per arrestarlo. Morirà di stenti subito dopo il processo. 25
Aldo Gorelli (Torre). Venne a Mosca con la moglie, Matilde Comollo, nel 1930. Dopo aver lavorato in alcune fabbriche fu chiamato a collaborare, come tecnico del suono presso il SOI (Soccorso Operaio Internazionale), organizzazione nata al fine di promuovere azioni di solidarietà a favore della classe operaia di tutto il mondo. Nel 1937 viene arrestato. Dopo aver subito un interrogatorio dove sembra che ammise di essere stato all’ambasciata italiana e che qui avrebbe ricevuto la proposta di ritornare in Italia e svolgere tranquillamente la sua professione, ma sostenne nell’interrogatorio di essersi rifiutato di accettare il lavoro in Italia. Nonostante tutto fu accusato di essere una spia infiltrata in URSS tramite la società cinematografica “Luce”, e le solite accuse di essere stato reclutato da Sensi nelle file trotskiste bordighiste. viene arrestato e deportato a Kolima da dove scomparirà 26.
Emilio Guarnaschelli denunciato da un comunista italiano come spia viene deportato a Pineka nel 1936 trasferito poi a Kazan dove vi morirà. Guarnaschelli chiederà prima una autorizzazione di asilo politico in Russia ai dirigenti del PCI questi lo ricevettero freddamente e dopo varie promesse gli offrirono di prendere la cittadinanza sovietica. Guarnaschelli accetta, anche perché senza alcun documento non poteva lavorare, ma subito si accorge delle dure condizioni di lavoro alle quali era sottoposti tutti i lavoratori russi, si apprestò quindi a richiedere il passaporto italiano alla sua ambasciata. Questo certo non passò inosservato, dopo una ingiunzione di lasciare il paese da parte delle autorità russe venne arrestato sembra per la denuncia fatta da un suo compatriota. Il suo arresto fu anche determinato dal sequestrato delle lettere che lui era solito indirizzare in Italia a suo fratello Mario. In queste lettere ammette chiaramente di accettare la posizione politica dei bordighisti; “[...] te lo ripeto mille volte: io non sono il solo in questi panni, siamo una vera brigata che mastica fiele e ne abbiamo avuti che hanno sopportato e sono passati di là. (alludendo all’assassinio di Grandi)[...]” 27
Nelle seguenti lettere fa presente che nel paese dove si è rifugiato per scappare dal fascismo regna ormai la dittatura di un gruppo di dirigenti e cosa che per prima lo condannò all’esilio a Pinega fu quello di essersi preso la libertà di leggere giornali italiani fattesi spedire dal fratello, ed essere in contatto a detta dell’accusa con organizzazioni trotskiste all’estero. Ma fatto ancora più grave essere accusato di trotskismo dai suoi stessi compagni di partito come la sua compagna, Nella Masutti, in una lettera spedita al fratello di Emilio il 15 febbraio 1935, ci informa; “[...] Stavo rispondendo alla tua lettera [...] quando ho ricevuto la seconda. Dapprima mi sono stupita che tu avessi spedito al mio indirizzo, anziché fermo posta come ti avevo raccomandato. Non so se sono stata io a dartelo, ma non credo. Poi ho capito: hai scritto a Tina Parodi. Mi chiedi se hai fatto bene. Certo. Non hai fatto nulla di male, ma penso che sia stato inutile, (si riferisce all’arresto di E. Guarnaschelli) perché tu non conosci ancora Tina! Per esempio, dopo il suo arresto, lei è andata a dire al comitato che Emilio aveva ricevuto soldi dai trotskisti per venire qui. [...] Benché innocente, Emilio subirà certamente qualche condanna a causa di queste menzogne cattive, a meno che non venga riconosciuta la verità. [...] Non contare su Tina ha persino cercato più volte di farlo cacciar via dal lavoro per mettere al suo posto qualcun altro che a lei piaceva”28.
Otello Gaggi, anarchico, accusato e deportato con la moglie russa di essere una spia Argentina solo perché era portiere di uno stabile dove aveva la sede la rappresentanza di questo paese.
Lino Manservigi, lavorava alle dipendenze di Unberto Nobile, come si sa Nobile dopo la sua brutta esperienza con il dirigibile italiano fu assunto dai sovietici per la realizzazione di un dirigibile. Ma il caso volle che durante la realizzazione un fulmine lo incendiò demolendolo completamente. Gli operai e lo stesso Nobile furono accusati di sabotaggio. Manservigi fu uno di questi. Interrogato dalla polizia politica, la quale gli fece domande del tipo da quando conoscesse Nobile, da quando era arrivato in Russia lui e la sorella, i motivi, la sua posizione politica in Italia. L’atto di accusa della sentenza fu; “[…] Nel corsi dell’inchiesta preliminare e dell’istruttoria è stato stabilito che Manservigi, a partire dal 1935, faceva parte attiva dell’organizzazione controrivoluzionaria trotskista-bordighista di terrorismo e spionaggio reclutato dall’agente dello spionaggio straniero Sensi (Giuseppe Sensi, un comunista bordighista rifugiatosi in Russia dal 1924, dopo essere stato condannato in Italia via contumacia a 24 anni e sei mesi di reclusione, prese parte attiva ai lavori del Club Internazionale degli emigrati italiani a Mosca) e durante alcuni anni ha svolto l’attività di spionaggio nonché di propaganda antisovietica trotskista tra gli emigrati politici” Condannado “Manservigi Gino alla pena capitale mediante fucilazione e la confisca di tutti i beni personali”. La sentenza fu eseguita il 14 – 3 – 1938. 29
Parodi Clementina. Nonostante ebbe testimonato a sfavore di Guarnaschelli anche lei fu arrestata e condannata a otto anni di carcere da scontare a Karaganda nel Kazachstan.
Secondo i calcoli dell’ambasciata italiana a Mosca furono settanta gli italiani arrestati, ma una stima sovietica parla di 104 fra morti e dispersi 30.
L’angoscia traspare anche attraverso le lettere di coloro che accettando dei compromessi salvarono la loro vita.
Ersilio Ambrogi uno dei primi esiliati politici italiani a Mosca, con un ruolo all’interno dell’organizzazione bordighista rilevante chiede di lasciare la Russia. Sembra che prima di poter lasciare l’URSS doveva abdicare in favore del PCI, in una lettera datata maggio 1934, riporta la sua sottomissione ai voleri del C.C. ammettendo le sue responsabilità all’interno della organizzazione di sinistra ci fa capire quali fossero le sue nuove posizioni politiche prese dopo aver visto che la reale incisività politica dell’opposizione bordighista era resa quasi nulla di fronte alle sue continue divisioni, come successivamente altre lettere ci delineeranno meglio questa situazione. Ma già nella lettera inviata a Sckiriatov il 4 ottobre 1935 Ambrogi protesta in quanto ancora non ottiene la possibilità di andare via; “[...] io debbo aggiungere che considero temporanea la mia presenza nell’URSS, in quanto nella presente situazione internazionale, io voglio prendere parte diretta al movimento rivoluzionario internazionale, insieme col partito o,” e la seguente frase ci fa supporre che la precedente dichiarazione non sia stata fatta in completa libertà “nel peggiore dei casi, fuori dal partito, se il partito rifiuta di soddisfare la mia richiesta. Senza dubbio tutto il mio passato mi da questo diritto”. 31
In una lettera successiva, 8 febbraio 1936, appare chiara la precedente supposizione ; “Ho fatto tutto quanto era in mio potere per risolvere il mio caso d’accordo con gli organi di stato e di partito, e da oltre due anni ho dato incomparabile esempio di attaccamento e allo stato sovietico e al partito comunista, tollerando senza ribellione sistemi infami, che negli stati borghesi mi erano sconosciuti. Oltre due anni di inutile pazienza dovevano infine persuadermi che anche gli organi supremi e le più alte personalità sono essi stessi corresponsabili di tali sistemi, poggiati evidentemente sulla considerazione che io, profugo politico con una forte condanna sulla schiena, non rappresento qui che un prigioniero, un individuo senza difesa, che deve infine accettare qualsiasi condizione. Fermamente deciso a non tollerare più oltre questa situazione, ed a fare tutto quanto sia necessario per uscire, ritenendo ormai infondata qualsiasi fiducia sia negli organi dello stato sia in quelli di partito, mi sono trovato nella necessità di esperimentare altri mezzi che avrei voluto evitare, ed ho cominciato da questo; che ho preso contatto con l’Ambasciata Italiana per ottenere il passaporto, e porre la questione della mia partenza dall’URSS nella mia qualità di cittadino italiano, e riacquistare così finalmente la mia libertà. Ed oso sperare che lo stato fascista – sia pur in odio al comunismo, ma senza nulla poter sperare da me – dimostrerà verso il singolo cittadino italiano, pur comunista e condannato, maggior considerazione di quanto gli organi dello stato sovietico e del partito comunista, fino ai più alti – sia pur in odio al fascismo, ma anche nella provata certezza della mia intiera devozione – abbiano dimostrato verso un comunista, vecchio rivoluzionario, che per giunta ha dato, e non poco, allo stesso stato sovietico. Su questi organi ricade la vergogna di avermi costretto a simile atto. Ma io non confondo né la causa della rivoluzione né la Russia sovietica con gli organi identificati nelle vostre persone, e non devierò dalla via rivoluzionaria che battei sempre ed ovunque, fuori dalla vostra prigionia.” “Mosca 8 febbraio 1936”. 32 Dopo questa dichiarazione subentrò l’angoscia di essere arrestato; “Carissimo Ellenio preparo questi documenti per ogni eventualità. Si farà il possibile per farteli pervenire, solo nella ipotesi che qualche cosa di spiacevole mi avvenga. [...] Dal contenuto di tutti risulta evidente un unico filo che ha sempre guidato la condotta di questa gente nei miei riguardi: tenermi prigioniero qui, perché io so molto, avendo avuto il controllo della attività diplomatica di alcune potenze – mettermi in disparte perché fui dell’opposizione, e perché conservo la volontà e la capacità di avere le mie opinioni politiche. Un abbraccio a tutti. Per l’ipotesi che mi si arresti, voglio aggiungere che non si dovrà prestar fede a dichiarazioni di qualsiasi sorta attribuitemi [...]”.33 Ersilio Ambrogi riuscì ad andare via dalla Russia grazie all’interessamento dell’ambasciata Italiana; “[...] La persecuzione dei dissidenti nuovi e vecchi riprese su più vasta scala, e si preparava forse per l’A. stesso una ben triste odissea, se egli non avesse in definitiva chiesto l’intervento dell’Ambasciata italiana per poter partire dalla Russia [...]”.34
Anche chi aveva dedicato la sua militanza politica alla “causa del suo partito” incappò nella ferrea e tragica disciplina del terrore. Come ci descrive Elena Dundovic nel suo recente libro “Tra esilio e castigo”, a subire la repressione della polizia politica sovietica furono personaggi come Rosaio e Ciufoli i quali dopo aver solertemente classificato, per la Sezione quadri, centocinquanta emigrati politici italiani in Russia vennero arrestati perché alcuni di loro pur essendo stati segnalati positivamente, risultarono, successivamente, persone non gradite all’internazionalista partito russo. Stessa sorte toccò all’intransigente Paolo Robotti, anche lui grande compilatore di liste di sospetti 35.

Note
1 Gianni Corbi Togliatti a Mosca storia di un legame di ferro, Rizzoli Milano, pag.133
2 APC 513 \ 783 \ 20
3 APC 513 \ 783 \ 20
4 Istituto Internazionale di Storia Sociale di Amsterdam, lettere fra bordighisti
5 APC 513 \ 783 \ 23
6 APC 513 - 783 /4
7 APC 513 – 1 – 783/5
8 APC 513 – 783/7
9 APC 513 – 783 /10
10 APC 513 783/12
11 APC 513 / 783 / 24
12 APC 513- 783/19
13 Fabio Bettanin, Pro e contro Stalin, Franco Angeli, Milano, pag. 133
14 Robert Conquest, il grande terrore, Mondadori, Milano, pag. 199 - 207
15 Robert Conquest, Il Grande Terrore, Mondadori, Milano, pag. 201
16 Istituto Internazionale di Storia Sociale di Amsterdam, lettere fra bordighisti
17 Storia Illustrata n°358 settembre 1987, sotto i colpi di Stalin, Antonio Pitamitz
18 Istituto Internazionale di Storia Sociale di Amsterdam, lettere fra bordighisti
19APC 1932 – 34 \ 1071 \ 81 - 82
20 Prometeo, 26 novembre 1933,Il caso del comp. Calligaris in Russia
21Prometeo, 15 dicembre1932, silenzio centrista sul caso Calligaris
22 Prometeo, 15 dicembre 1933, Risoluzione votata il 29 luglio 1933 sul caso Calligaris dalla frazione di sinistra italiana
23Prometeo, 26 maggio 1935, sul caso Calligaris
24 Elena Dundovic, Tra esilio e castigo, Carocci, Roma, pag. 197
25 Storia Illustrata n°358 settembre 1987, sotto i colpi di Stalin, Giogio Bocca
26 Gianni Corbi Togliatti a Mosca storia di un legame di ferro, Rizzoli Milano, pag.230 - 235
27 Una piccola pietra, a cura di Nella Masutti, Marsilio, Venezia, pag. 108 - 109
28 Una Piccola Pietra, a cura di Nella Masutti , Marsilio, Venezia, pag105
29 Gianni Corbi, Togliatti a Mosca storia di un legame di ferro, Rizzoli Milano,
pag 221
30 Storia Illustrata n°358 settembre 1987, sotto i colpi di Stalin, Giogio Bocca
31 Istituto Internazionale di Storia Sociale di Amsterdam, lettere fra bordighisti
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35 Elena Dundovic, Tra esilio e castigo, Carocci, Roma, pag.136 – 137

7. Dissidi interni e scissioni all’interno della opposizione antistalinista

A questa feroce repressione politica come reagirono gli antistalinisti? Perché pur essendo tra i primi a denunciare le nefandezze dello stato sovietico non ebbero quella capacità incisiva capace di scardinare l’operato della dirigenza russa e dei partiti legati ad essa? Dalle lettere e dalle circolari che i bordighisti si spedivano fra di loro emerge un forte dissidio al loro interno, tanto da portarli a criticare le stesse posizioni di Trotskji. Dalla lettera scritta da Bibbi Bruno detto Bianco, probabilmente nel 1937 (data che si intravede in alcune linee della fotocopia) al Segretario amministrativo della intera organizzazione degli antistalinisti europei si sente ancora la necessità di porre fine alla “repressione feroce a cui sono soggetti i compagni russi, da parte dell’opportunismo che dirige il partito e lo stato russo” e nello stesso tempo si cerca di organizzare la sinistra “in un’azione particolarmente impostata su di un terreno di lotta (...) contro l’opportunismo parallelamente ad un’azione di difesa dei compagni russi” ponendo un punto fermo che vedeva nella “lotta senza tregua tra il partito ed il sistema (...) che si trova incarcerato nelle prigioni zariste, o deportato nelle lontane e malsane regioni siberiane, e l’opportunismo che ha inquinato tutto uno strato della classe proletaria incatenandola al servizio di un a causa in contraddizione con i suoi interessi fondamentali”. Lanciando un appello a tutti gli operai russi ed ai membri dei partiti di sinistra in opposizione a Stalin esce alla fine della lettera un richiamo a tutti coloro facenti parte della sinistra i quali sostengono che basti “[...] un appello al C.C. per fare una pressione su di esso e farlo smettere la repressione. Questo, oltre a non corrispondere alla verità, non può che indurre le masse in errore” continua la lettera specificando quale era il contrasto in quel momento fra le diverse posizioni al loro interno “L’appello [...] deve specificare chiaramente che la convivenza nel partito della sinistra e dell’opportunismo è una utopia da manicomio.” 1. Quindi si presuppone che una parte volesse insistere nel poter cambiare la dirigenza al potere e forse i bordighisti , che man mano saranno un gruppo separato dal resto della miriade di posizioni politiche più o meno serie che si formeranno all’interno della stessa sinistra, avevano ragione nel giudicare impossibile una avvicinamento a coloro che in quel preciso momento li stavano deportando ed uccidendo. Quello che bisogna mettere in rilievo sono le continue scissioni che si verificarono all’interno dell’opposizione di sinistra che la portarono a perdere la loro incisività politica presso gli emigrati politici italiani.
L’8 gennaio 1932 viene redatta una circolare indirizzata a “tutti i Comitati Federali” dove si avvertono tutti gli appartenenti che Trotsky stava cercando di “mutare il personale che componeva il vecchio Segretariato Internazionale e la sede di questo segretariato” sembra che la storia si ripeta, dal mutamento delle federazioni e delle decisioni prese all’interno del partito comunista d’Italia (Pcd’I) e del partito russo ai tentativi di cambiare la composizione della dirigenza internazionale dei gruppi della sinistra in modo autoritario; “[...] non si tratta nullamente di fare oggi quello che si è fatto nel passato e cioè quello di burocraticamente cambiare di uomini, ma si tratta di realizzare le condizioni organizzative che potranno permettere una chiarificazione politica. Queste condizioni politiche si concretano in una preconferenza per ordinare un organismo che dia garanzie di organizzare la Conferenza Internazionale delle Opposizioni.” 2
La circolare evidenzia in Trotskji le caratteristiche di un nuovo dittatore il quale “è accecato dalla convinzione della giustezza delle sue posizioni politiche e dell’eresia delle nostre e perciò egli fa ricorso a chi ha sottomano e chi si presta a fare la stella trotskista [...] Rosmer, Naville, Landau, Mille, Molinier sono i peggiori responsabili di quanto avviene perché portano le sezioni dell’opposizione ed il movimento di disgregazione in disgregazione [...]” non facendo altro che creare gruppi in contrasto fra di loro. La disputa con Trotsky derivava dal fatto che lui voleva far inserire le frazioni della sinistra all’interno dei loro partiti nazionali “E’ falso che tanto più si sviluppano la situazioni, tanto più diventerà difficile al centrismo di ostacolare la nostra entrata nei partiti. [...] E’ vero invece che con l’aggravarsi della situazione il gioco criminale dei centristi diventerà tanto più difficile per quanto la frazione avrà saputo costruire un’organizzazione politica capace di attrarre i proletari del partito ed anche le masse, nei momenti decisivi”.
Ma qui si manifesta la contraddizione del fatto che si devono svolgere “tutte le discussioni unicamente nelle forme regolari di vita delle frazioni e cioè nelle assemblee dei gruppi e delle federazioni e dopo che i proletari hanno avuto la possibilità di studiare i progetti politici che contengono la spiegazione delle tesi in contrasto”.3 Questa posizione rimase come forma di principio nella federazione di Bruxelles, mentre in quella parigina si decise l’espulsione di un loro appartenente un certo Fosco . Fu accusato di favorire il metodo autoritario di Trotskji e di inserirsi in ogni disputa che si fosse manifestata all’interno del gruppo bordighista, si difese sostenendo che non centrava nulla con le posizioni di Trotskji “mi si fa delle accuse perché io incontro questi compagni ma” giustamente dice Fosco “ricordatevi la frazione aveva promesso a questi compagni di discutere con loro, di fare un bollettino, [...] i sistemi adottati alla fazione sono quelli del partito” circolare dell’8 6 1931, la quale riportava l’O.d.G. della federazione di Parigi. Il gruppo di Bruxelles prese in esame il problema decise che tutti gli appartenenti all’opposizione sottoposti a giudizio dovevano essere invitati “a riprendere il loro posto e precisare con un documento i propri dissensi sui quali si pronuncerà il convegno della frazione” respingendo “il criterio per cui una sola federazione possa modificare la formazione di organi dirigenti come la C.E. nominato dal C.F. della frazione” ribadendo la loro coerente posizione politica ma i gruppi che si andranno differenziando dai bordighisti accuseranno questi di non avere un rapporto democratico con i loro membri; “[...] intervenire nel conflitto interno della sinistra italiana per discutere largamente del suo caso (Fosco) e delle questioni politiche che esso risveglia perché il regime interno della sinistra italiana ha completamente soffocato i principi del centralismo democratico”.4
Situazione che mette in luce gli inevitabili contrasti interni derivanti da una mancata libera espressione ed accettazione delle diverse posizioni di singole persone appartenenti al gruppo, che alla fine risultarono fatali alla loro intera organizzazione disgregata in una miriade di partitini incapaci di far udire efficacemente la loro giusta opposizione antistalinista. Significativo a proposito è la presa di posizione di Fosco quando nella seduta del 20 agosto 1931 prende la parola e riferisce “sulla situazione interna della sinistra bordighista e sulla sua – avvenuta – espulsione. [...] Per impedire la diffusione delle idee nuove la direzione aveva ricorso alle espulsioni: 40 % dei membri sono (...) espulsi o partiti disgustati. [...]”.5

Note
1 Istituto Internazionale di Storia Sociale di Amsterdam, lettere fra bordighisti
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